ADDIO, GINO! D’ora in poi, sarà tutta una Questione di sopravvivenza . Non sarà facile per chi con la sua musica ha imparato ad amare, sorridere, cantare, o come me a raccontare. Perché Gino Paoli più che un cantautore era un cantastorie. Sapeva raccontare, con le parole giuste, con la voce giusta. Arrochita dal fumo, impastata di tabacco e swing , di amore e malinconia, di passione e ingenuità, di sensibilità ma anche di forza. Poesie messe in musica che parlavano di gatte, di mani senza fine, di “signorine” e di armoniche, di vecchi bambini, di madri, di “cosa c’è”, di sassi consumati dal mare, di sorrisi gratis di donne che ti spingevano a vendere l’anima. Di lunghe storie d’amore, di quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, di gambe aperte alla libertà parisienne . I Ray-Ban a goccia, gli occhi azzurri, il sorriso sotto i baffi ingialliti dal fumo, i completi jeans, la sua sagoma con un microfono in mano sotto le luci di un palcoscenico. Sembrava si mate...
A cura di Andrea Marino Marsilia