SE ENRICO MATTEI FOSSE QUI... «Chi agita lo spauracchio di una Europa bloccata nella sua attività economica dalla interruzione delle forniture sovietiche, oltre a sopravvalutare enormemente le dimensioni del problema, sembra dimenticare che la stessa preoccupazione era viva esattamente cinque anni fa, quando la Crisi di Suez pareva far incombere sull’economia europea una minaccia ben più reale. Non possiamo affermare che questa minaccia, in teoria, sia completamente allontanata, ma è certo che dal 1956 l’industria petrolifera si è orientata a neutralizzarla nel solo modo in cui è possibile farlo: moltiplicando e diversificando cioè le fonti di rifornimento del greggio attraverso un’attività di esplorazione e di produzione estesa ad un maggior numero di Paesi e su territori più vasti». Moltiplicare, diversificare. La Crisi di Hormuz sembra uscire fuori da queste righe. Dichiarazioni che risalgono a più di sessant’anni fa e rese da un uomo il cui nome è spesso chiamato fuori a s...
L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi. Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...