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BUON COMPLEANNO, LINO! « Una parola è troppa e due sono poche ». La regola vale per lui più che per chiunque altro. La citazione del “suo” nonno Libero, diventato quasi un modo di dire di uso comune, si sposa bene con il senso di questo articolo. Perché di Lino Banfi non si può dire niente. O meglio, si potrebbe dire tanto, ma sarebbe superfluo. La sua testa pelata, i suoi baffi, le sue espressioni facciali che hanno fatto la storia del cinema e della televisione, la sua biascicata cadenza pugliese parlano e raccontano molto di più di qualunque parola.  Classe 1936, pugliese di Andria, la miseria degli esordi, dal Tavoliere alla Madonnina, passando per Napoli e Roma. Il matrimonio di notte con l’amata Lucia (scomparsa un anno fa), dopo la fuitina . Lavori e lavoretti per sbarcare il lunario. Poi l’avanspettacolo, i primi passi nella Capitale, i film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, snobbati dalla critica e lodati dal pubblico, soprattutto quello dei più piccoli. Perché dopo q...
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BERLINO 2006: QUEL SOGNO CHE CI MANCA Di quei giorni ricordo il caldo, il Super Santos che schizzava leggero sulle mattonelle della Villetta, dietro casa mia - tirato di sbieco per mie provate incapacità di gioco -, l’esame delle medie alle spalle, le note di Svegliarsi la mattina degli Zero Assoluto nelle cuffiette del mio Mp3, il primo amore non corrisposto corteggiato con una rosa e poi quella partita finale contro la Francia, quando Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale di Lippi, alzò la Coppa a Berlino sotto una pioggia di coriandoli, circondato da quei dieci bravi ragazzi che in quella magica notte di luglio ci regalarono l’ultima grande emozione.  Perfino io, che di calcio non mi sono mai interessato, che ogni volta che facevo un tiro al pallone lo mandavo sempre in palo (che era il tronco di un albero) o fuori campo, sotto una macchina di passaggio in strada, quel 9 luglio 2006 non lo posso dimenticare. E come me tutti i ragazzini di quella generazione, oltre agli ad...
BUD SPENCER, UNA MOLE DI BONTÀ « Non c’è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo ». Quasi un aforisma, tratto da una di quelle pellicole che abbiamo visto e rivisto senza mai sentirci stanchi. Bud Spencer era l’espressione stessa di quella frase. Un uomo grande, grosso, dagli occhi buoni e il sorriso di un fanciullo, che non sopportava ingiustizie e cattiverie, che credeva nell’amicizia sincera.  D’altra parte Chi trova un amico trova un tesoro , da cui la citazione iniziale è tratta, è un altro simbolo della sua stessa esistenza. Dove una grande amicizia, quella con Terence Hill, compagno di merende e di scazzottate nel selvaggio West come sulle spiagge di Miami, gli regalò una seconda vita. Lui che, nato come Carlo Pedersoli a Napoli nel 1929, amico d’infanzia di Luciano De Crescenzo, cresciuto tra Roma e il Brasile, prima lavoratore per sbarcare il lunario, poi studente, infine campione nazionale italiano di nuoto, perfino pilota di elicotteri, di esistenze ne ha vis...
  ENZO DE FILIPPO, UN UMANOIDE DAL GENIO FAMILIARE Un uomo semplice, un artista raffinato. Enzo De Filippo possedeva una grande dote: saper coniugare la spontaneità della provincia con la raffinatezza e l’estro del panorama artistico internazionale. I suoi quadri erano una mescolanza apparentemente sconclusionata di linee, curve, punti, figure variamente geometriche e colori, tanti colori. Giallo, verde, rosso, blu, viola, azzurro. Giochi di tonalità e di ombre. Rappresentazioni al tempo stesso lineari e complesse, eteree e concrete. L’umanoide, la figura stilizzata che compariva nei suoi dipinti più astratti, rivelava quella ricerca interiore sui perché dell’esistenza umana.  Perché al di là di ritratti e paesaggi bellissimi, era quel guazzabuglio di colori e di figure la sua specialità. Quadri in cui si aveva il piacere di perdersi cercando di capire cosa lo avesse ispirato. A meno che non fosse lui stesso a dichiararlo, accogliendoti nelle sue mostre di pittura: da quelle ...
GINO BRAMIERI, COSA SIGNIFICA RIDERE Come le raccontava lui, le barzellette, nessuno. Brevi, lapidarie, divertenti: facevano ridere. Era della vecchia scuola, Gino Bramieri. Quel tumore, che ce lo portò via trent’anni fa, il 18 giugno 1996, non gli aveva impedito, non molto tempo prima, di tornare in scena con quello che sarebbe stato il suo ultimo spettacolo.  Riuscire a farvi ridere : quasi una promessa. Perché Bramieri apparteneva a quella generazione che della risata aveva fatto la propria missione. Quella del varietà, della rivista, delle platee tutte esaurite.                                                                             Come apparivano esauriti loro, comici e teatranti che si sfidavano tra battute e gag, semplici ma efficaci. Tra giochi di parole, velati doppi sensi e m...
  RITORNE RAI , NEL NOME DI PIPPO La Rai era casa, lui famiglia. La sua presenza rassicurava, teneva compagnia, faceva sorridere ma anche riflettere. Perché la televisione non l’aveva inventata lui, come lasciava credere una leggendaria battuta nata dalla imitazione che faceva di lui Gigi Sabani. Tuttavia, con Pippo Baudo la televisione è cresciuta, si è evoluta, diventando qualcosa di diverso. La Radiotelevisione Italiana deve tanto al suo savoir faire , a quella professionalità spesso scambiata per spocchia.  Da Militello in Val Di Catania - dove era nato novant’anni fa - agli studi di Via Teulada, dalla toga della Legge allo smoking del Decalogo del Sabato Sera, dal Teatro delle Vittorie in Roma all’Ariston di Sanremo, dove tenne a battesimo Giorgia, Laura Pausini e tanti altri, Pippo Baudo ha compiuto un viaggio lunghissimo sulle onde radiotelevisive fluttuando verso le antenne delle nostre abitazioni e regalandoci pagine indimenticabili. Compositore e musicista ( Donna...
  BUON COMPLEANNO, DONNA REPUBBLICA! « Io non so quello che sarà domani né di me né di loro; non so quello che è stato nel passato, quello che hanno fatto in altri Paesi; di questo io non sono responsabile, né prendo impegni, né ho mai preteso nulla da parte loro. Siamo uomini che ci siamo incontrati in un momento difficile ed essi ci hanno detto: da qualunque parte voi siate diretti, in questo difficile momento, in questo periodo di transitorietà, dobbiamo essere uniti, su questo ponte che cerchiamo di passare insieme per salvare il nostro Paese per dare al nostro popolo la possibilità di salvarsi, questo, rispettando le regole della democrazia e della libertà. Tale è il nostro accordo con i comunisti; la volontà comune che ci unisce. Persone che non possono incontrarsi nelle ideologie, viste su un piano generale e che mantengono liberi i loro impegni, trovano il punto di collaborazione e si stringono la mano nello sforzo presente ». Queste parole di Alcide De Gasperi, datate fe...
  LETTERA A FRANCO DI MARE N° 2 Caro Franco, eccomi qua, pronto a onorare quella che si appresta a diventare una consuetudine. Un breve dialogo a metà strada tra l’Aldilà e l’Aldiquà nel giorno in cui, due anni fa, sei tornato a fare il corrispondente dal luogo più affascinante e sconosciuto dell’Universo, noto e ignoto. Aspettavo da tempo questo momento. Specialmente dopo aver preso coscienza che questa lettera ti sarebbe giunta a meno di ventiquattro ore dall’inizio di una nuova avventura per me.  Non posso parlare di traguardo, né di vittoria. Ma ciò che mi accadrà a partire da domani sarà sicuramente l’inizio di qualcosa di importante e stimolante. Rimescolando il senso delle parole di Neil Armstrong, potrei parlare di un piccolo passo per l’Umanità ma di un grande balzo per l’Uomo Andrea. Vorrei tanto che fossi ancora tra noi, caro Franco. Vorrei poterti dire queste cose a viva voce. Magari alla presentazione di un tuo libro: quello sulla Napoli degli ostricari ...
 CIAO, ALEX! La vita non è una gara di velocità, ma di resistenza. Non conta quasi mai l’andatura, piuttosto la costanza. Nessuno è desideroso di raggiungere l ’ inesorabile meta il prima possibile, tutt’altro. Ecco perché non c’è bisogno di correre ma di reggere il passo. Alex Zanardi l’aveva capito da tempo. Forse da quel tragico giorno in cui, in pista, la vita gli fece pagare un ’ ammenda per aver accelerato troppo verso la meta. Un incidente, un brutto incidente per capire quanto la nostra esistenza sia fragile, quanto possa essere facile lasciarsela sfuggire dalle mani.  Quella volta, da pilota di F1, Alex Zanardi dovette dire addio alle sue gambe. Un avvertimento? Un presagio? Chi lo sa. Di sicuro da quel giorno la vita di Alex cambiò, per sempre, e non nel senso che tutti noi potremmo pensare. Alex Zanardi cominciò quel giorno il suo atto di resistenza contro un’esistenza caduca e fuggevole. La sua testa, piena di capelli, piena di idee che brillavano nei suoi occhi ...
  SE ENRICO MATTEI FOSSE QUI... «Chi agita lo spauracchio di una Europa bloccata nella sua attività economica dalla interruzione delle forniture sovietiche, oltre a sopravvalutare enormemente le dimensioni del problema, sembra dimenticare che la stessa preoccupazione era viva esattamente cinque anni fa, quando la Crisi di Suez pareva far incombere sull’economia europea una minaccia ben più reale. Non possiamo affermare che questa minaccia, in teoria, sia completamente allontanata, ma è certo che dal 1956 l’industria petrolifera si è orientata a neutralizzarla nel solo modo in cui è possibile farlo: moltiplicando e diversificando cioè le fonti di rifornimento del greggio attraverso un’attività di esplorazione e di produzione estesa ad un maggior numero di Paesi e su territori più vasti». Moltiplicare, diversificare. La Crisi di Hormuz sembra uscire fuori da queste righe. Dichiarazioni che risalgono a più di sessant’anni fa e rese da un uomo il cui nome è spesso chiamato fuori a s...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...
  VESPA, OTTANT’ANNI DI FELICITÀ SULLE ALI DELLA STORIA « Un giorno un piccolo aereo lasciò le ali in cielo per diventare un mito in terra » . Quel giorno - che ricordava una locandina degli anni’80 per il lancio della serie PK, la sfortunata ma valida evoluzione degli anni ’80 del vecchio “vespino” 50 - era il 23 aprile 1946. La Seconda Guerra Mondiale si era conclusa da circa un anno, seppellendo tra le macerie la produzione di velivoli della Piaggio & C. in quel di Genova e di Pontedera, in provincia di Pisa.  I proventi delle commesse belliche erano ormai esauriti, gli stabilimenti e le linee di montaggio distrutti. Enrico Piaggio, dall’alto della sua lungimiranza imprenditoriale, aveva capito che se i suoi aerei non volavano più, gli italiani volevano farlo ancora, e quotidianamente. Sulle ali del futuro, della spensieratezza, del progresso e della libertà. E quella libertà, che correva sulle due ruote di un piccolo prodigio di meccanica per gente dalle tasche vuote ...