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  UMBERTO ECO, LA VERITÀ NON È UNA OPINIONE « I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli » . L’Eco delle sue parole ancor si ode! Questa citazione è niente di più attuale ci possa essere in un mondo in cui si parla sempre meno di informazioni e sempre più di opinioni. L’opinione è legittima e su questo il buon Umberto Eco, che ci lasciava dieci anni fa col suo carico di aforismi, pensieri e libri ricchi di spunti di riflessione, era sicuramente d’accordo.  L’opinione, però, a meno che non sia espressa (possibilmente su richiesta) da chi possiede autorevolezza e conoscenza diretta e concreta dell’argomento, non ha alcun valore ai fini del dibattito collettivo. In altre parole, se passiamo gran parte del tempo a fare valutazioni personali su...
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  ETTORE SCOLA, RIDENDO E SCHERZANDO Se ne andava dieci anni fa, il 19 febbraio 2016, con la consapevolezza - sicuramente - di aver dato tutto. Perché Ettore Scola ci ha regalato pagine di cinema indimenticabili. Affreschi precisi, gentili o grotteschi, dolcemente ironici o drammaticamente comici, che hanno raccontato un Paese pieno di contraddizioni ma anche di candida sincerità e pura e raffinata bellezza.  Dagli “scarabocchi” sulle pagine del Marc’Aurelio alle battute per Totò (memorabile in Tototarzan « Io Tarzan, tu bona! »), dalle sceneggiature per Antonio Pietrangeli e Dino Risi fino a una fulgida consacrazione dietro la macchina da presa. Riusciranno i nostri eroi… , C’eravamo tanto amati , La terrazza , Splendor , La famiglia . Alberto Sordi, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman nella loro forma migliore. Fino a un ultimo saluto alla Città Eterna del nuovo millennio con Gente di Roma : con un anacronistico Fiorenzo Fiorentini che recita il Belli ...
  SANNAZARO, LO SPLENDORE TRA LE FIAMME Le uniche fiamme ammesse in palcoscenico sono quelle dell’arte. Quelle che incendiano animi e corpi di artisti, attori, maestranze e tecnici uniti da un solo obiettivo: dare forma a un sogno. Sipari che si aprono e si chiudono tra scrosci di applausi. Scenografie che salgono e scendono dal cielo. Attrici e attori che escono ed entrano da dietro le quinte inguainati nei loro costumi, che sarte e cucitrici provette risistemano nel dettaglio un secondo prima della battuta d’ingresso. Quelle fiamme lì, quelle del fuoco sacro dell’arte, sono sempre state alte, altissime, nel piccolo tempio del Teatro Sannazaro di Napoli.  Contenuto, raccolto, accogliente nelle sue poltrone e nei suoi velluti rossi. Accovacciato sotto il ponte di Chiaia, nel salotto buono della città. Usciti da dentro a quel fuoco, su quelle quinte hanno fatto scintille  i più grandi attori napoletani. Dagli Scarpetta ai De Filippo, da Pietro Da Vico a Isa Danieli, da U...
  IL CIMITERO DEGLI INGLESI: IL DOLCE RIPOSO DI BELINDA La Venere di Cheronea all’ombra di una Piramide in uno dei luoghi più incantevoli della Città Eterna. C’è del simbolismo in tutto questo. Perché una affascinante fanciulla, una dea dagli occhi tristi e dal corpo allegro, una protagonista di tanti film mitologici non poteva trovare un luogo migliore per riposare in eterno. Nel cimitero degli inglesi, suggestivo rettangolo di terra incastonato tra antiche mura, vigilate dal bianco marmo della Piramide Cestia, nel quartiere Testaccio di Roma, Belinda Lee ha trovato rifugio dopo una vita breve, intensa e ingrata. Volevo da tempo farle visita, da quando il mio sguardo incrociò il suo in un vecchio film ( La lunga notte del ‘43 , di Vancini), facendomi innamorare di una attrice, inglese e regale, dentro e fuori, che credeva di aver trovato la felicità qui, nel nostro Paese.  E così, in un soleggiato mattino di febbraio, mi sono ritrovato lì, tra croci, lapidi e monumenti fune...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...
 CIAO, EDO! Già lo vedo, davanti al tribunale dell’Altissimo, che si discolpa al grido di « Lo giuro, lo giuro! », come di fronte al giudice Marzio Honorato, assieme al fratello Gigi, per aver truffato la società che gestiva il casello del Vomero della tangenziale di Napoli. I Fatebenefratelli , Edo e Gigi Imperatrice, sono di nuovo insieme. Come in Così parlò Bellavista , il cult di De Crescenzo. Come nei film di Ninì Grassia con Nino D’Angelo “casco d’oro”. Come nelle miriadi di spettacoli in giro per l’Italia, prima della consacrazione, tra grande e piccolo schermo, dalle televisioni private partenopee (dove hanno condotto programmi fino a non moltissimi anni fa) alla Rai.  I Fatebenefratelli . A sinistra, Gigi, a destra, Edo. Nati a San Giorgio a Cremano, cresciuti per vent’anni a Torino, figli di un autore teatrale napoletano che “per hobby” faceva il tramviere, Edo e Gigi iniziarono a esibirsi giovanissimi. Tra esperienze e lavori più disparati, riuscirono a sfondare ne...
  QUATTRORUOTE  70: PASSATO, PRESENTE E FUTURO Non è soltanto una rivista. È un modo d’essere e di vivere. Un vademecum per l’appassionato di automobili come per l’automobilista tout court . Un testo sacro in cui trovare tutto ciò che serve, tutto ciò che c’è da sapere, tutto ciò che c’è da scoprire sull’universo dell’automobile.  La prima copertina di Quattroruote . Sono passati settant’anni da quel febbraio 1956 quando, dalla geniale intuizione di Gianni Mazzocchi, editore brillante e grande appassionato di autoveicoli, Quattroruote sbarcava per la prima volta in edicola. In copertina una Alfa Romeo Giulietta berlina rossa su sfondo nero. Dentro, la prova su strada di quella che sarebbe diventata la capostipite della motorizzazione di massa: la Fiat 600, testata da Milano a Bordighera (Liguria). Altri tempi, altri costumi, altre esigenze. Una popolazione a digiuno di tutto, per lo più ancora appiedata o aggrappata come a una speranza fugace ad autobus e tramvai. I ...