LETTERA A LUCIANO DE CRESCENZO N°7 Caro Luciano, dicono che la stagione triste per eccellenza sia l’autunno. Io non sono mai stato d’accordo. Ho sempre pensato che l’estate fosse la stagione più triste, soprattutto per animi poco inclini a stare in mezzo alla folla, alla confusione, a quell’allegria forzata, spesso di circostanza. Ho sempre preferito la compagnia di un buon libro, di un film, o una passeggiata solitaria alla presenza spesso invadente di chi non ti capisce, e pure se ci prova non ci riesce. Sia chiaro: questo non significa che io rifugga a tutti i costi la presenza delle persone, anzi. In talune circostante la ritengo anche necessaria. Però l’estate, con le spiagge piene di gente, i viali e le piazze in preda alla folla tra chioschi, musica ad alto volume, persone che urlano, ti spintonano, ti guardano con disprezzo perché nel tuo sguardo avvertono la tua intolleranza, è forse una delle stagioni più brutte da questo punto di vista. Sarà che, come cantava Gino Paoli...
BUON COMPLEANNO, MARISA! In fondo, è sempre rimasta una brava ragazza. Proprio come Giovanna, la formosa e sfuggente fanciulla che faceva il bagno in bikini nelle acque del “biondo” Tevere. E da brava ragazza, Marisa Allasio ha preferito a un certo punto un buon matrimonio alle lusinghe del cinema, scegliendo riserbo e discrezione. Nella misura, ovviamente, in cui le può richiedere la moglie di un nobile signore, discendente dei Savoia. “Regina”, però, per il popolo Marisa Allasio lo era diventata da sola, per merito ed onore. Il merito? La sua naturale bellezza, prorompente e genuina, che negli anni ’50 suscitò sentimenti contrastanti e perturbanti in un’Italia onesta, pura e perbene. Classe 1936, torinese, figlia di Federico, calciatore nonché allenatore del Toro e del Genoa, la Allasio era una ingenua ragazza di famiglia borghese quando entrò nel mondo del cinema dalla porta principale, frequentando un corso di recitazione con una “sovrana” del teatro e del doppiaggio italiani,...