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  TRENT’ANNI DI ROCCA:  PROIETTI, MARESCIALLO D ’ ITALIA  Sono passati trent’anni dalla prima puntata - era il 16 gennaio 1996 -, ma non sente affatto il peso del tempo. Ogni qual volta viene mandato in onda riscuote sempre un grande successo. Un po’ perché, di grande qualità - dalla sceneggiatura fino all’interpretazione dei vari attori, dal primo all’ultimo. Un po’ perché, nessuno può negarlo, il protagonista è un uomo, prima ancora che un attore, che il pubblico non si stanca mai di vedere in video. Il maresciallo Rocca nacque in quel periodo di mezzo della Rai, tra gli sceneggiati del passato e le fiction del futuro, e ancora oggi rappresenta, in termini di ascolti - tra prime visioni e repliche -, un vero e proprio record nella storia televisiva italiana . A interpretare il protagonista, il maresciallo dei carabinieri di Viterbo Giovanni Rocca, è ovviamente Gigi Proietti, che dopo anni spesi tra tanto teatro, poco cinema e diverse trasmissioni e serie televisi...
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  CIAO, TONY! Come prima, più di prima. La sua scomparsa non cambierà nulla per chi come lui è rimasto intrappolato  - anima, corpo e nostalgia - nelle maglie di un passato glorioso e lontano. Un tempo in cui “urlare”, musicalmente parlando, faceva rima con “sognare”, destando emozioni sconosciute ai cuori assopiti d a melodici ritornelli che non conquistavano più. Perché Tony Dallara “urlava”, da buon capostipite di una generazione che aveva come modelli i cantanti d’oltreoceano. Lui che faceva il fattorino in una casa discografica e sognava di diventare come Tony Williams, il solista dei Platters . Bastarono pochi versi: « Come prima, più di prima t’amerò », soffiando con forza sul microfono, e Antonio Lardera divenne per tutti Tony Dallara, l’ Urlatore , il grido  travolgente di chi cantava d’amore con passione e trasporto. Come in smoking, con le braccia protese in avanti, al ritmo di Romantica . La sua grande vittoria, in quel Festival di Sanremo del 1960, batten...
  SANDOKAN: SGUARDI E SENTIMENTI D’ALTRI TEMPI Sentimento e artigianalità. Credo sia ancora oggi questo il segreto di Sandokan , il glorioso sceneggiato di Sergio Sollima che andava in onda cinquant’anni fa esatti, il 6 gennaio 1976, con la prima di sei puntante. Se n’è parlato molto, ultimamente, forse fin troppo. Al punto tale che il buon Salgàri - colpevole di aver ideato un personaggio ancora al passo coi tempi - si sarà voltato e rivoltato nella tomba.  Sandokan (Kabir Bedi) e Lady Marianna (Carole André). Un mese fa è andata in onda una nuova serie Rai, ispirata ai racconti di Salgàri, prodotta dalla Lux Vide, che ha suscitato reazioni differenti. A me è piaciuta. Ho trovato molto credibile Can Yaman nei panni di Sandokan così come ho molto apprezzato Alessandro Preziosi in quelli di Yanez. L’ho trovata una serie moderna, dinamica, piena di effetti grafici e ricostruzioni in 3D, alcune poco riuscite (la sfida con la tigre era qualcosa di francamente evitabile). Questo...
 CLAUDIO VILLA, “VOCE” SOVRANA « Oggigiorno la gioventù serenate non canta più ». Era il 1958 e nella scherzosa Calypso C.  il “reuccio” della canzone italiana faceva i conti con una realtà difficile da accettare. Il tempo delle melodie struggenti, delle canzoni dolci sulle mamme, sulle fidanzate, sui figli “ pezzi de core ”, sulle “serenate celesti” e le passeggiate cuore a cuore al chiaro di luna, era ormai al tramonto. Eppure, per quasi trent’anni ancora, Claudio Villa sarebbe stato lì: col suo abito da sera, un fiore all’occhiello e le braccia in avanti ad accompagnare la voce. Una voce forte, appassionata, che cantava d’amore e sofferenza, di tristezza e malinconia, di piacere e di dolore.  Romano e trasteverino fino al midollo, figlio di un vetturino e di una casalinga, voce raffinata e fisico da garzone di bottega, amante delle donne - che potevano anche svenire, non appena le sue “corde” lo materializzavano lì, davanti ad esse, uscendo dagli altoparlanti di una ...
  LA SPERANZA NON DELUDE. BUON 2026! Per tanti è un po’ la Sera dei miracoli di Lucio Dalla. La sera « della luna che sta per cadere/e la gente corre in piazza per andare a vedere ». Una sera « così dolce che si potrebbe bere ». Come un calice di spumante stappato non appena la lancetta dei minuti entra nel primo quadrante di una “nuova storia”.  Perché sì, crediamo che l’ultima sera dell’anno sia miracolosa. Una sera carica di promesse e di buoni propositi, di attese che alimentano i nostri desideri. E allora vai con il vino rovesciato sulla tovaglia, perché “porta bene”. Vai con cotechini e zamponi su letto di lenticchie, perché “portano soldi”. E tutti ben abbigliati e in ghingheri con sciarpe, cappelli, cravatte, giacche, maglioni, vestiti e lunghi abiti rossi, perché “sono di buon augurio”.  E alla fine, anche chi pensa siano solo sciocchezze o stupide superstizioni si piega a questi rituali, perché non si sa mai. “ Non è vero... ma ci credo ”, diceva Peppino De Fil...
  ADIEU, BRIGITTE! E Dio creò la donna… e poi la richiamò a sé. Piaceva a tutti, piaceva a troppi, come ricordava quel titolo che la consacrò alla gloria internazionale. B come bella. B come bionda. B come bambina. B come birichina. B come Brigitte. B come Bardot.  BB ci ha lasciati. È tornata a quel Paradiso da cui un bel dì discese “a miracol mostrare”, con la sua carica di ingenua sensualità, di sorridente leggerezza e quel lato malinconico che nell’ultima parte della sua esistenza la spinse a scegliere la solitudine e l’affetto dei suoi amici pelosi per ritrovare la parte più autentica di se stessa. Quella che la Costa Azzurra, Saint-Tropez, i bikini pastello sulla pelle dorata, gli scandali al sole e i riflettori del cinema avevano tenuto celata agli occhi del mondo. Occhi a cui mancheranno la sua leggerezza, la sua malinconia e i suo seducente candore. Occhi che si leveranno al Cielo e oseranno gridare: BB , ora pro nobis ! Come Totò e Macario, monaci cercatori, n...
  AMA E... FESTEGGIA COME VUOI! “ Ve ringrazio de core, brava gente, pé ‘sti presepi che me preparate, ma che li fate a fa? Si poi v’odiate, si de st’amore non capite gnente… Pé st’amore sò nato e ce sò morto, da secoli lo spargo dalla croce, ma la parola mia pare ‘na voce sperduta ner deserto, senza ascolto. La gente fa er presepe e nun me sente; cerca sempre de fallo più sfarzoso, però cià er core freddo e indifferente e nun capisce che senza l’amore è cianfrusaja che nun cià valore.” ( Er Presepio) Trilussa, il presepe e Gesù. Sì, Gesù. Perché è proprio lui, in questi versi, a dire basta. Basta a un Natale fatto di tanta apparenza e poca sostanza. Trilussa parla addirittura del presepe, l’espressione massima del Natale più puro, quello cristiano. D’altra parte, il poeta romano nacque nel 1871  e morì nel 1950, molto prima che arrivassero la  Coca cola , Babbo Natale, l’abete vestito a festa e compagnia cantante. Ma il fatto che Trilussa pa...