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 CIAO, ANGELA!

E Luce fu. Letteralmente. In silenzio, all’improvviso, come un flebile bagliore che ci lascia nell’oscurità. Angela Luce se n’è andata, portando via con sé testimonianza di un mondo scomparso. Sommerso dalle polveri del tempo e della dimenticanza. Una Napoli d’arte e di artisti, di musica e di amore, di emozioni e suggestioni di cui Angela Luce ha sempre sentito il peso.

 


Ricordo, un anno massimo due anni fa, una sua intervista in cui ripercorreva con occhi lucidi e cuor contento la sua carriera. La musica, passione travolgente fin dalla sua adolescenza, dal Festival di Napoli a Sanremo passando per la Festa di Piedigrotta. Il teatro con Eduardo, Peppino e Nino Taranto. Fino al cinema, con Visconti, Pasolini e Martone (L’amore molesto, che le valse un David), e a quell’indimenticabile scena (Signori si nasce, di Mario Mattòli) in cui Totò le bacia il décolleté: omaggio irriverente a una bellezza giunonica e verace che ha senza dubbio contribuito alla sua fama. Ma dietro al corpo, c’erano un’anima e una voce che erano un tutt’uno. Un connubio di grazia, potenza e passione. Un talento notevole che l’ha innalzata in alto, col suo carico di oneri e di onori. Eppure, Angela Luce non ha mai ostentato alcunché. Ha rappresentato Napoli senza rappresentarsi. Ha cantato Napoli senza che la sua voce offuscasse l’immagine di una città che andava ben oltre la sua figura. Ha amato Napoli senza riserve, ricambiata da un amore pari se non superiore da chi ha visto in lei l’incarnazione stessa dell’arte partenopea. Lei, però, non ha mai abusato di questo forte legame col pubblico. È rimasta se stessa: sincera e umile in un tempo di falsità e superbia. La sua Luce è sempre stata intensa, certo, ma anche discreta. Quanto basta per mantenere viva una immagine. Quella di una Napoli antica che rimane nel buio. Ciao, Angela!

A.M.M.

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