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Visualizzazione dei post da aprile, 2026
  SE ENRICO MATTEI FOSSE QUI... «Chi agita lo spauracchio di una Europa bloccata nella sua attività economica dalla interruzione delle forniture sovietiche, oltre a sopravvalutare enormemente le dimensioni del problema, sembra dimenticare che la stessa preoccupazione era viva esattamente cinque anni fa, quando la Crisi di Suez pareva far incombere sull’economia europea una minaccia ben più reale. Non possiamo affermare che questa minaccia, in teoria, sia completamente allontanata, ma è certo che dal 1956 l’industria petrolifera si è orientata a neutralizzarla nel solo modo in cui è possibile farlo: moltiplicando e diversificando cioè le fonti di rifornimento del greggio attraverso un’attività di esplorazione e di produzione estesa ad un maggior numero di Paesi e su territori più vasti». Moltiplicare, diversificare. La Crisi di Hormuz sembra uscire fuori da queste righe. Dichiarazioni che risalgono a più di sessant’anni fa e rese da un uomo il cui nome è spesso chiamato fuori a s...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...
  VESPA, OTTANT’ANNI DI FELICITÀ SULLE ALI DELLA STORIA « Un giorno un piccolo aereo lasciò le ali in cielo per diventare un mito in terra » . Quel giorno - che ricordava una locandina degli anni’80 per il lancio della serie PK, la sfortunata ma valida evoluzione degli anni ’80 del vecchio “vespino” 50 - era il 23 aprile 1946. La Seconda Guerra Mondiale si era conclusa da circa un anno, seppellendo tra le macerie la produzione di velivoli della Piaggio & C. in quel di Genova e di Pontedera, in provincia di Pisa.  I proventi delle commesse belliche erano ormai esauriti, gli stabilimenti e le linee di montaggio distrutti. Enrico Piaggio, dall’alto della sua lungimiranza imprenditoriale, aveva capito che se i suoi aerei non volavano più, gli italiani volevano farlo ancora, e quotidianamente. Sulle ali del futuro, della spensieratezza, del progresso e della libertà. E quella libertà, che correva sulle due ruote di un piccolo prodigio di meccanica per gente dalle tasche vuote ...
  BUON COMPLEANNO, CATERINA! « A tutti i ragazzi e le ragazze: sentitevi liberi dal giudizio ». Ricevendo il premio alla carriera, poco più di un mese fa sul palco dell’ Ariston , ha avuto un solo pensiero: i giovani. Quei giovani che come lei amano la vita in tutte le sue sfumature, che rivendicano il diritto di essere liberi, di seguire il proprio cuore, di essere se stessi. Perché Caterina Caselli è sempre stata se stessa. Da ragazzina “casco d’oro” ribelle e anticonformista a donna elegante, raffinata e scopritrice di talenti, ma sempre forte, lucida e moderna.  Da Castrocaro al Cantagiro  passando per il Festivalbar e Sanremo , dove sessant’anni fa Nessuno mi può giudicare la consacrò alla fama perpetua. Ma Caterina non era soltanto una ragazza che non voleva essere giudicata. Sapeva chiedere Perdono , cercava L’uomo d’oro ma «guardava le nuvole lassù» per salutare un amore finito con serena consapevolezza. E forse è proprio la consapevolezza, la fortuna di sa...
  L’AUGURIO PIÙ BELLO IN UN MONDO CHE RINASCE Perché si augura Buona Pasqua? Cosa si nasconde dietro una frase ormai quasi ripetitiva e scevra da qualsiasi significato, religioso o laico che sia? Lo diciamo a parenti, amici e conoscenti. Ai colleghi di lavoro. Lo scriviamo in calce ad ogni email inviata in questi giorni, così come, senza neanche rendercene conto (forse) in decine di chat e gruppi WhatsApp.  Ma cosa attende a chi riceve questo augurio, ovvero a tutti noi? Cosa ci si deve aspettare? Semplice: il senso vero della Pasqua. Una speranza che non è vana, bensì certa. No, non la certezza della Resurrezione oltre l’orizzonte terrestre, quella che Gesù Cristo, uscendo dal Sepolcro dopo essere stato ingiuriato, offeso, deriso, crocifisso, umiliato, ucciso e sepolto ci ha promesso. No, non è questo, o meglio non solo. La certezza su cui chiunque riceva gli auguri di una Buona, Serena o Santa Pasqua può e deve fare affidamento è quella di una Resurrezione ovvero di una Ri...
  CARLO TARANTO, UNA VITA “BRILLANTE” ALL’OMBRA DI NINO Una simbiosi perfetta, fino all’ultimo respiro, fino all’ultima replica. Quarant’anni fa, il 4 aprile 1986, poco più di un mese dopo il fratello maggiore, l’indimenticato Nino, anche Carlo Taranto raccolse gli ultimi applausi sulla scena terrena. Un caso (presentatosi sotto forma di emorragia cerebrale) che permise loro di ricongiungersi subito, come se non potessero vivere l’uno senza l’altro.  Carlo Taranto (a destra) con suo fratello Nino. Classe 1921, vivace “scugnizzo” in palcoscenico, dal varietà alla prosa passando per la classica “macchietta”, fino al cinema e alla televisione, Carlo Taranto ha forse pagato il prezzo di vivere all’ombra della “paglietta” di Nino, il leggendario Ciccio Formaggio, eppure nella sua piccola statura e nel suo brillante talento ha saputo guadagnarsi un posto di tutto rispetto nella storia dello spettacolo italiano. Dai film con De Sica e Sordi, ai più celebri “musicarelli” fino agli s...