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 UMBERTO ECO, LA VERITÀ NON È UNA OPINIONE


«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». L’Eco delle sue parole ancor si ode! Questa citazione è niente di più attuale ci possa essere in un mondo in cui si parla sempre meno di informazioni e sempre più di opinioni. L’opinione è legittima e su questo il buon Umberto Eco, che ci lasciava dieci anni fa col suo carico di aforismi, pensieri e libri ricchi di spunti di riflessione, era sicuramente d’accordo. 



L’opinione, però, a meno che non sia espressa (possibilmente su richiesta) da chi possiede autorevolezza e conoscenza diretta e concreta dell’argomento, non ha alcun valore ai fini del dibattito collettivo. In altre parole, se passiamo gran parte del tempo a fare valutazioni personali sugli argomenti più disparati, che si tratti di geopolitica, cronaca nera, cinema, televisione o l’ultima liaison tra il calciatore e l’attrice del momento, il nostro contributo al confronto sociale è nullo. In primo luogo perché non possediamo gli strumenti né le competenze per farlo. In secondo luogo perché spesso e volentieri ci infiliamo in un ginepraio di commenti inopportuni, il più delle volte sterili e fini a se stessi, dal momento che alle nostre parole ne seguiranno altre e altre ancora da parte di terze persone, in un guazzabuglio di termini in molti casi ben poco “democratici” e gentili in un Paese civile. Ecco che così si riempiono le fila di quell’esercito di imbecilli di cui Umberto Eco parlava, che ha trovato campo di azione prima che sui social nella televisione. Perché Eco, nella sua lunga carriera intrisa di filosofia e medievistica, figura anche tra i pionieri della Rai Tv. Eppure ciò non gli ha mai impedito di dissentire nei confronti del piccolo schermo se necessario, fin dagli esordi, quando descrisse il “fenomeno” Mike Bongiorno: l’idolo del piccolo borghese che credeva di elevarsi in lui mentre vi riconosceva soltanto la propria mediocrità. Ebbene, proprio la televisione, quella che Eco ha fatto ma ha anche contestato con naturalezza e sincerità, è il luogo in cui si assiste maggiormente al proliferare di duelli all’ultima opinione. Passando dai talk-show ai salotti televisivi, in un rimpallo di telecamere di bocca in bocca, di viso in viso, di improperio in improperio, tutti si scontrano per far prevalere la propria verità su quella degli altri. Ma la verità ha un solo modo di essere, diceva Rousseau. E in tal caso la verità è che non conta quel che si dice, ma come lo si dice. Ed ecco perché sui social chiunque di noi si sente in dovere, più che in diritto, di esprimersi liberamente. Il problema è che spesso si scrive a sproposito, forse più per vanità che per volontà di condivisione. Perché fin quando si ha il desiderio e la gioia di sostenere un pensiero, una riflessione, una opinione personale nel pieno rispetto del parere altrui, i social sono il posto migliore per farlo, rendendo possibile un confronto plurale anche a distanza. Il guaio è che, il più delle volte, il nostro intento non è il piacere della discussione quanto la brama di uscire vincitori da un sfida all’ultimo verbo, o spesso all’ultimo improperio. E di tutto questo ne risente la bontà dell’informazione, che finisce per essere offuscata da pareri discordanti, tra poche opinioni autorevoli e una sfilza di commenti presuntuosi e indelicati. Ma purtroppo anche gli opinionisti dal commento ossessivo-compulsivo sui social hanno il diritto di esprimersi. Dopotutto, lo diceva anche Protagora: l’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono. Pertanto, se l’uomo x dice, ad esempio, che tutti gli immigrati sono delinquenti, e l’uomo y dice che sono brave persone, sia x che y la ragione sta dalla parte di entrambi. Tuttavia, per risolvere la questione e spingere ognuno di noi a evitare di pronunciarsi per il puro gusto di farlo, basterebbe sublimare la saggezza popolare in un sillogismo aristotelico: tutti gli uomini hanno ragione, ma la ragione è dei fessi, dunque tutti gli uomini sono fessi. Credo che Umberto Eco sarebbe d'accordo.

A.M.M.

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