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 SANNAZARO, LO SPLENDORE TRA LE FIAMME

Le uniche fiamme ammesse in palcoscenico sono quelle dell’arte. Quelle che incendiano animi e corpi di artisti, attori, maestranze e tecnici uniti da un solo obiettivo: dare forma a un sogno. Sipari che si aprono e si chiudono tra scrosci di applausi. Scenografie che salgono e scendono dal cielo. Attrici e attori che escono ed entrano da dietro le quinte inguainati nei loro costumi, che sarte e cucitrici provette risistemano nel dettaglio un secondo prima della battuta d’ingresso. Quelle fiamme lì, quelle del fuoco sacro dell’arte, sono sempre state alte, altissime, nel piccolo tempio del Teatro Sannazaro di Napoli. 

Contenuto, raccolto, accogliente nelle sue poltrone e nei suoi velluti rossi. Accovacciato sotto il ponte di Chiaia, nel salotto buono della città. Usciti da dentro a quel fuoco, su quelle quinte hanno fatto scintille  i più grandi attori napoletani. Dagli Scarpetta ai De Filippo, da Pietro Da Vico a Isa Danieli, da Ugo D’Alessio a Nino Taranto, partner prediletto dell’indiscussa regina del Sannazaro, nonché proprietaria dello stesso, donna Luisa Conte, che assieme al marito Nino Veglia riportò quel teatro agli antichi splendori. E da quello stesso fuoco è uscita anche lei, Lara Sansone, degna nipote di nonna Luisa, raccogliendone l’eredità e custodendola, meglio e più di prima, per il bene di Napoli e della sua cultura. Ma le fiamme che hanno avvolto il Sannazaro all’alba di oggi non sono quelle del sacro fuoco dell’arte. Sono fiamme che ardono di rabbia, ingiustizia, impotenza. Fiamme che generano colonne di fumo che cancellano tutto. Fiamme che non danno forma a un sogno, piuttosto a un incubo. Un incubo da cui sembra impossibile risvegliarsi. Il Sannazaro però è “figlio” di Luisa Conte e della sua Napoli: forte, coraggiosa, appassionata. Si risveglierà da quest’incubo. Il sole sorgerà. Il sipario rosso si spalancherà ancora agli occhi del pubblico. Il sacro fuoco, nella sua bontà, tornerà a splendere.

A.M.M.



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