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ALDO SILVANI, L’ELOQUENZA IN SCENA C’è chi dice che fare l’avvocato sia una forma d’espressione artistica. Bisogna essere credibili in quel che si dice, capaci di improvvisare, di stupire l’uditorio, di regalare colpi di scena e, perché no?, anche qualche sorriso. Ebbene, se le cose stanno così, non stupisce più di tanto che un attore brillante come Aldo Silvani, da giovane laureato in giurisprudenza preferì alla toga i costumi più disparati. Abiti indossati sempre con rigore, maestria e naturalezza, come solo un bravo interprete sa fare. Vestiti abbandonati, purtroppo, solo quando l’unico inesorabile e definitivo sipario, quello dell’esistenza terrena, calò sul suo sguardo sessant’anni fa, il 12 novembre 1964. Fu un tumore, palesatosi nel bel mezzo delle sue attività teatrali e televisive, a togliere dalle scene chi, per le scene, era evidentemente nato. Classe 1891, torinese, magrissimo, volto scavato, capelli pettinati all’indietro e spesso arruffati, Silvani cominciò a calcare le s...
WANDA OSIRIS, LA FRAGRANZA DEI RICORDI Dietro di lei, c’era un mondo. Un mondo fatto di profumo di cipria e di rose, di scale monumentali, di piume, lustrini e colli di visone. Di baldi boys che, tendendo le loro braccia, le indicavano il cammino, percorso con incedere elegante e larghi sorrisi al suono di Sentimental  e Ti parlerò d’amor . E quel mondo era lei, in corpo e anima. Wanda Osiris è stata tutto questo. Leggerezza, divertimento, sensualità indossata in lunghi guanti in pelle e strascichi sfavillanti. È stata la divina, la “ Wandissima ”.  Ha accompagnato la buffa comicità di Macario, l’ironia galante di Carlo Dapporto e quella nervosa e dialettica di un giovane e prestante Walter Chiari. Ma anche Alberto Sordi, Renato Rascel, Raimondo Vianello e Billi e Riva hanno brillato per lungo tempo della sua luce riflessa nelle loro burle. Wanda Osiris è stata la donna fatale che rendeva ilare anche la seduzione, col suo raffinato incespicare, in passi e parole, tra le luci ...
BRUNO CANFORA, L’ARMONIA DELLA “BRAVA” TELEVISIONE Il Da da un pa  per le gemelle Kessler a Studio Uno , lo  Zum zum zum  di Sylvie Vartan  a Canzonissima . Il ritmo sfrenato  del Geghegé  per Rita Pavone e di Stasera mi butto  per Rocky Roberts. Ma anche la dolcezza di Due note  e il brio di Brava  per la grande Mina. Dietro quei motivi musicali, melodie indimenticabili e propriamente Anni Sessanta, c’erano l’estro, il ritmo e la maestria di un bravo musicista. Sicuramente uno dei più grandi che la nostra televisione abbia avuto: Bruno Canfora.  Nato a Milano un secolo fa, il 6 novembre 1924, Canfora ha legato la sua immagine gentile e la sua prodigiosa bacchetta alla Rai, quale direttore d’orchestra protagonista di decine di pagine televisive scritte, spesso, dal grande Antonello Falqui. Studente di oboe prima - col maestro Serafin, primo oboe della Scala -, di pianoforte poi, Bruno Canfora si innamorò del jazz quando ancora era...
PINO MANGO: IL SUO CANTO NEL CIELO DI SANT’ANTUONO Il cielo sopra Sant’Antuono, su quella “ casa bianca ” citata in un suo grande successo, l’ha visto nascere, crescere, sognare, cantare, provarci, incidere e riuscirci. Un cielo che, tra aprile e maggio, si riempie di rondini che garriscono tra mille piroette. Probabilmente una di quelle rondini ispirò una canzone bellissima di Pino Mango, che sua figlia Angelina, lo scorso febbraio, ha portato a Sanremo in una versione molto speciale, più commovente e intensa dell’originale, forse proprio perché  ispirata dall’amore incondizionato di una ragazza che ha perso suo padre troppo presto.  E proprio sotto quel cielo, settant’anni fa, il 6 novembre 1954, Pino Mango apriva gli occhi al mondo. Un cielo che d’estate sa essere chiaro e limpido e che, invece, nei lunghi mesi invernali si tinge di colori scuri, preannunciando temporali o fitte pioggerelline, allo stesso tempo antipatiche e poeticamente tristi. Pino Mango ha risentito di q...
ALBERTO MANZI,  MAESTRO DI MODERNITÀ Con gessetti e carboncini dava forma e grafia a parole i cui suoni per milioni di telespettatori erano familiari, oltre che concretamente esistenti nella realtà. Tutti conoscevano la propria mamma, ma non la parola “mamma”. Tutti avevano una casa, ma non sapevano scrivere “casa”. Alberto Manzi, il maestro Manzi, spuntava dal televisore poco prima di cena ed ecco che prendevano vita vocali, consonanti, voci verbali, aggettivi, nomi comuni e di persona. Perché era il 1960 e non era giusto che la stragrande maggioranza delle persone non sapesse scrivere il proprio nome, dando credito al proprio volto con una X. Si trattava di contadini, lavoranti, casalinghe, anziani che avevano fatto la guerra e sapevano anche raccontarne il dramma, a parole. Ma quelle parole, quelle che utilizzavano tutti i giorni, non sapevano metterle su carta. Grazie a quel maestro robusto, dal sorriso onesto e i modi affabili, che accompagnava ad ogni a parola un disegno espl...
EDUARDO DE FILIPPO, VIVERE PER RECITARE « Fare teatro sul serio significa sacrificare una vita [...] Così si fa teatro, cosi io ho fatto! ». Visibilmente commosso, segnato in volto e nell'animo, Eduardo parlava, a cuore aperto, al pubblico del Teatro Antico di Taormina, il 15 settembre 1984. Ringraziò per la prima volta suo figlio, Luca, « venuto dalla gavetta, dal niente », cresciuto bene proprio grazie alla grande palestra del teatro. Quel teatro che dal commendator Scarpetta in su ha prodotto lacrime, sorrisi, dolori, amori e riflessioni.  Perché Eduardo scriveva con il cuore prima che con la testa. Esordì, al pari dei fratelli, la maggiore Titina e il minore Peppino, sul palcoscenico di papà Eduardo Scarpetta prima, del fratellastro Vincenzo Scarpetta poi. Ma fare l'attore, per lui, non era sufficiente. Eduardo aveva tanto da dire, da raccontare. Cominciò a scrivere ben presto e alla fine della sua carriera si ritrovò con ben cinquantacinque commedie. Natale in casa Cupiell...
BUON COMPLEANNO, FAUSTO! Era il 1967 quando, dagli altoparlanti dei juke-box  delle spiagge italiane, le note di A chi invitavano ragazzi e ragazze a ballare un lento. Era solo l’inizio. L’inizio di una carriera che lo avrebbe portato in alto, come la sua voce, in grado di squarciare il cielo più cupo.  Come sul palco dell’ Ariston   al grido        di   Io amo , Mi manchi e   Ti lascerò , che gli fruttò il podio in coppia con un’altra voce potente, quella di Anna Oxa.  Fausto Leali compie ottant’anni. Di musica, successi, emozioni. Di jazz e di soul . Di amori e di speranze. Di tormenti e di passioni. Passioni urlate con la sua voce “nera” su un volto “bianco”. Una voce che non invecchia, bensì ringiovanisce. Riacquista forza, vigore e calore. Come in quell’estate di fine anni ‘60, quando quella cover di un brano statunitense ( Hurt ) scritta da Mogol lo portò sulla vetta delle classifiche. Una cima che ha risalito e disceso più volt...
MARIA FIORE, LA DISCREZIONE DI UN SORRISO Classe 1935, romana. Gentile ed elegante. Un volto distinto e perbene su un corpo minuto. Maria Fiore non sarà passata alla storia per grandi successi. Eppure, sul piccolo schermo, raggiunti i  cinquant’anni e  conservato intatto il fascino di un viso pulito, ebbe il suo piccolo riscatto accanto a Ferruccio Amendola in alcuni storici sceneggiati Rai:   Quei trentasei gradini ,   Little Roma   e Pronto soccorso .                                      L’inquilina del  “piano nobile”  di un lussuoso palazzo romano, l’affascinante insegnante di una scuola serale di una borgata dell’ Urbe  e la solerte e materna infermiera del pronto soccorso dell'ospedale sull’Isola Tiberina avevano in comune la sua voce garbata, quasi sussurrata e l’amore del suo coprotagonista, Amendola appunto, che con le sue calde “corde” pas...
GIANNI MAZZOCCHI: QUATTRO RUOTE PER VIVERE BENE «Vogliamo che l’auto diventi per tutti un mezzo per vivere meglio» . Era il 1956, la “motorizzazione di massa” era appena cominciata, ma Gianni Mazzocchi aveva già capito il grande potenziale dell’automobile nella vita degli italiani, mandando in stampa una rivista destinata a far conoscere l’universo a quattro ruote a un popolo ancora fatto di gente appiedata e di pochi e fortunati motoscuteristi. Classe 1906, marchigiano di origini ma milanese d’adozione, fondatore dell’ Editoriale Domus nonché ideatore di grandi riviste di settore, dalla cura della casa al risparmio e ai motori, Gianni Mazzocchi ha per sempre unito il suo nome a quello di Quattroruote , il mensile per “ gli automobilisti di oggi e di domani ” diventato un simbolo del “Boom economico”.  Mazzocchi era un grande appassionato di automobili. Ma era anche un editore esperto. Alla fine degli anni ‘50, l’Italia aveva da poco intrapreso il suo processo di risalita economic...
DON CARLO CASCONE, IL RICORDO DI UN SORRISO DOLCE Braccia dietro la schiena, busto leggermente inclinato in avanti e su, un piede dopo l’altro, per la salita di Sant’Antuono, col basco calcato in testa e la tonaca svolazzante. Me lo ricordo così, don Carlo Cascone, quando la mattina, con la pioggia o con il sole, veniva a celebrare la messa feriale a pochi passi da casa mia, nella chiesetta di Sant'Antuono. Ci incontravamo sempre: io andavo a scuola e lui usciva dalla chiesa, a messa finita, fermandosi a parlare con i suoi parrocchiani, tra cui c’erano anche le mie nonne, Rosa e Assunta. Classe 1920, nativo di Lettere, vicino Napoli, don Carlo ha trascorso per oltre cinquant’anni la sua vita, terrena, spirituale e missionaria, a Lagonegro, in provincia di Potenza, dove è stato ordinato sacerdote nel 1943.  Monsignore per merito e per grazia dei suoi fedeli, prete saggio, generoso e popolare, devotissimo della Madonna di Sirino, al cui seguito, per decenni, è salito sulla vetta del ...