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  CIAO, SERGIO! Dai suoi capelli, di media lunghezza, pettinati con la brillantina, si poteva supporre che "del capello" fosse un maestro. E con la medesima cura con cui, da giovane appassionato di teatro e parrucchiere per mestiere, sistemava le chiome di esigenti signore napoletane nella bottega del padre, a Chiaia - il prestigioso e antico rione della sua Napoli -, Sergio Solli ha tratteggiato personaggi, disegnato espressioni, costruito ruoli, dalle ataviche tavole del palcoscenico agli studi televisivi, passando per il cinema. Quando portava folti baffi (erano gli anni '70) e i suoi capelli erano ancora corvini e lucidi, passò, all'improvviso e per un colpo di fortuna, dai teatri amatoriali al San Ferdinando con Eduardo De Filippo, che lo fece esordire in "Questi fantasmi!". Da quel momento, Sergio Solli diventò uno dei più bravi e celebri giovani attori del Maestro, comparendo anche in numerose trasposizioni televisive delle sue opere, prima fra tutte ...
 ROSETTA CALAVETTA: DOLCI "CORDE", PER DOLCI DIVE Allegra, squillante, ammaliante. Una voce inconfondibile legata per sempre al volto e alle grazie delle grandi star hollywoodiane, e non solo. Rosetta Calavetta, come molte doppiatrici, ha avuto la sfortuna di celare per decenni il suo volto. Perché ciò che il pubblico ha potuto scoprire di lei, è stata la voce: calda, sensuale, briosa.  Palermitana di nascita - avvenuta il 27 agosto 1914 - ma romana d'adozione, sbarcò a Cinecittà negli anni '30 con l'intenzione di fare l'attrice, ma contemporaneamente alle prime pellicole iniziò a dedicarsi al doppiaggio, scoprendo ben presto che era quella la strada giusta.  Alcuni celebri doppiaggi di Rosetta Calavetta. In alto, a sinistra, Lana Turner ne "La vedova allegra" (1952) di Curtis Bernhardt. A destra, sempre in alto, Marylin Monroe in "A qualcuno piace caldo" (1959) di Billy Wilder. In basso, Loris Maxwell in "Agente 007 - Licenza di uccid...
   RENATO BIALETTI, L' "OMINO COI BAFFI"  A brevettare la celebre Moka Express, nel 1933, fu suo padre Alfonso, ma se quel piccolo capolavoro domestico di genialità e praticità diventò famoso in tutto il mondo tanto da essere elevato quale oggetto d'arte (sbarcando oltreoceano al MoMA di New York) il merito fu tutto suo. Renato Bialetti, piemontese di Omegna - città in cui nacque un secolo fa, il 2 febbraio 1923 -, non ereditò semplicemente la fabbrica paterna. Bensì la rese un gioiello dell'Italia laboriosa del "Miracolo Economico", grazie non solo a indubbie doti imprenditoriali, ma anche a una profonda creatività. L'"omino coi baffi", il simbolo della caffettiera Bialetti venne disegnato dal fumettista Paul Campani proprio da un'idea di Renato, che offrì se stesso come soggetto al quale ispirarsi per quella simpatica e buffa caricatura.  Tra gli anni '50 e '60, l' "omino" Bialetti diventò tra i più celebri perso...
  IL " CIRIOLA ": UN PRODE " FIUMAROLO" E IL SUO BAGNO ALL'OMBRA DI CASTEL SANT'ANGELO Di lui non esistono fotografie (o perlomeno io non sono riuscito a trovarne) ma forse è meglio così. Perché avere una immagine, conoscerne il volto, probabilmente, scalfirebbe un po' l'idea che ognuno di noi può farsi del " Ciriola ". Un uomo "mitico", forte, nato a Roma sulle sponde del Tevere e cresciuto tra le sue acque: quando esso era ancora "biondo" e il " barcarolo " - o un " fiumarolo" come lui - lo percorreva " contro corente ". Luigi Rodolfo Benedetti - per l'anagrafe - si era guadagnato quel soprannome sul campo, perché oltre a pescarle, le anguille (" ciriole " in romano) riusciva a imitarle, nel loro nuotare agile e sinuoso. " Er Ciriola " venne alla luce proprio lì, sotto Ponte Sant'Angelo, su quel vecchio barcone - in realtà una corvetta papale -  poi trasforma...
  LOUIS DE FUNÈS, L'IMMORTALE " VISAGE " DELLA COMMEDIA BURLESCA La sua mimica era qualcosa di speciale. Il suo volto perennemente corrucciato o incollerito, con quello sguardo azzurro e accigliato, è stato per due decenni il più amato dal pubblico francese. Decisamente più basso di Fernandel ma altrettanto immenso e popolare, Louis de Funès ha rappresentato per la Francia un vero e proprio simbolo: di comicità, arguzia, intelligenza e talento, tanto. Anche se la critica, va detto, non gli tributò mai i dovuti riconoscimenti. Per il pubblico d'oltralpe è stato quello che era per noi Totò: una "maschera" geniale. E a quarant'anni dalla sua scomparsa - sopraggiunta il 27 gennaio 1983 - è ancora oggi uno degli attori francesi più celebri nel mondo.  Di nobili origini iberiche, figlio di un avvocato, Louis de Funès nacque alla periferia di Parigi il 31 luglio 1914. Dopo aver svolto diversi mestieri, iniziò a muovere i primi passi in teatro. Lì, con le sue ca...
  BUON COMPLEANNO, VINCENZO! " Cuanta pasiòn en la vida, cuanta pasiòn/ Es una historia infinita, cuanta pasiòn ". Le parole di Paolo Conte, sigla di "DoReCiakGulp", la sua rubrica di spettacolo al TG1, sembrano scritte apposta per lui. Quanta passione c'è stata e c'è, nella vita di Vincenzo Mollica. Quel cognome, tenero e fragrante come la sua persona, sembrava volutamente quello di un personaggio dei fumetti, una delle sue tante "passioni".  Cinema, cartoon , musica, spettacolo, ironia, arguzia e sagacia, parole buone per tutti, Vincenzo Mollica in quarant'anni di carriera in Rai, dal 1980 al 2020, non ha mai negato a nessuno il suo sorriso e le sue parole, piene di superlativi e aggettivi gradevoli. Dal suo "balconcino", per trentanove anni, ha accolto cantanti, musicisti e presentatori al Festival di Sanremo, con garbo, gentilezza e ironia. L'ironia di chi non si è mai preso troppo sul serio, di chi è stato sempre un po', ...
  MARIO RIVA, L'AMICO DEL SABATO SERA  Sorriso rassicurante, voce calda e gesti familiari. Mario Riva sapeva entrare nelle case della gente. Con la simpatia del vicino di pianerottolo e la professionalità dell'uomo di spettacolo che ne aveva calcate tante di scene prima di arrivare lì, in video, davanti ai primissimi milioni di telespettatori che si divertivano a indovinare canzoni o ad ascoltare i racconti di illustri personaggi del cinema. "Il Musichiere" sembrava disegnato sulla sua immagine di distinto e bonario signore. Romano de Roma - città in cui nacque centodieci anni fa, il 26 gennaio 1913 -, Mariuccio Bonavolontà, per l'anagrafe, si divertiva a raccontare la "Città Eterna" degli anni '50. Quella genuina e popolare, quella in preda a fame ed "impicci" per sbarcare il lunario, tra ironia e battute sagaci. Tra il " Din don " del Gianicolo e il " Din Don Dan " di risposta di Sant'Angelo, come cantava nella mem...
 SIGNORE E SIGNORI...DON LURIO!  È difficile accettare che ad andar via sia chi ci ha tenuto compagnia per anni, con la sua professionalità e la sua simpatia. Perché Don Lurio era ben più di un coreografo e di un ballerino. Era un vero personaggio: uno che, più che ideare coreografie, le rappresentava, in volto e gambe. Benché a suscitare l'attenzione del pubblico (quello maschile, perlomeno) fossero soprattutto le gambe di Alice ed Ellen Kessler, portate da lui in Italia alla fine degli anni '50, facendone nascere il mito in "Studio Uno" '61, regia di Antonello Falqui. Don Lurio era già da qualche anno nel nostro Paese. Dopo gli esordi a Broadway, nella sua New York - dove nacque il 15 novembre 1929 -, e una carriera di pieno respiro a Parigi, quel piccoletto dal sorriso largo e le orecchie grandi venne notato da alcuni dirigenti Rai e tanto bastò. Donald Benjamin Lurio divenne per tutti Don Lurio, un concentrato di talento, grazia e simpatia in appena un metro e...
 LEOPOLDO TRIESTE: ESTRO, INTELLIGENZA E IRONIA DEL CINEMA ITALIANO Dimenticare è un'ingiustizia. Specialmente se a essere dimenticato è chi ha fatto tanto per il nostro cinema. Leopoldo Trieste se ne andava vent'anni fa, il 25 gennaio 2003, per un infarto. Solo un anno prima, aveva partecipato al suo ultimo film, "Il consiglio d'Egitto" di Emidio Greco. L'ultimo di una schiera di ruoli, piccoli e grandi, osannati e dimenticati, che ne ha fatto uno dei più grandi interpreti nazionali. Ma Leopoldo Trieste non è stato soltanto questo.  Egli era innanzitutto un uomo curioso, un fine intellettuale, laureato in filologia all'Università di Roma - città in cui giunse da Reggio Calabria, dove nacque il 3 maggio 1917. Appassionato di teatro, scrisse decine di commedie subito dopo il diploma in regia al Centro sperimentale. Poi l'approdo al cinema, come sceneggiatore, scrivendo opere come "Gioventù perduta" per Pietro Germi e  "Il cielo è rosso...
 NICO FIDENCO: UN "RAGAZZO" DI QUELL'ITALIA LÌ Con "Legata a un granello di sabbia" inventò il tormentone estivo. Era il 1961 e Nico Fidenco non immaginava neanche, probabilmente, di passare alla storia per quel brano semplice, dolce e suggestivo. Fidenco aveva già iniziato una brillante carriera come autore di colonne sonore, con "I delfini" di Francesco Maselli e "La ragazza con la valigia" di Zurlini, e a questo si dedicherà per tutta la sua vita. Ma quelli erano anni speciali. Era l'Italia degli anni '60, quella del "Boom", delle lavatrici e dei mangiadischi a 45 giri, delle madri coi capelli cotonati e delle figlie dai caschetti scompigliati, che di lì a poco avrebbero preferito vertiginose minigonne alle lunghe gonne a pieghe.  Era l'Italia di Gianni Meccia, di Sergio Endrigo, di Jimmy Fontana e di lui,  di Nico Fidenco. Cantanti, cantautori e musicisti dalle "corde" morbide e ammalianti, in grado di far ...
 GIANNI AGNELLI, UN UOMO E LA SUA ERA Vent'anni. Vent'anni senza la sua eleganza, la sua ironia, la sua fermezza. Gianni Agnelli non è stato semplicemente un "delfino", l'erede dell'impero automobilistico fondato nella città sabauda nel 1899 dal nonno, il Senatore Giovanni. È stato un uomo concreto, consapevole delle responsabilità che gravavano sulle sue spalle, nonostante fosse stato un giovane scapestrato e dongiovanni, tra bagordi e flirt in Costa Azzurra, a bordo di yacht pieni di fascino e di belle donne, prima che capitolasse ai piedi della sua Marella, fidata compagna di una vita e madre dei suoi figli.  L'orologio sul polsino della camicia - uno dei vezzi che lo resero famoso - segnò il tempo delle sue giornate intense, dei suoi viaggi nel mondo, dei suoi impegni professionali dal 1966, anno in cui la FIAT giunse nelle sue mani dopo l'addio di Vittorio Valletta (braccio destro del Senatore e presidente dell'azienda dopo la sua scomparsa), ...
  AUDREY HEPBURN: LA BELLEZZA DELLA SEMPLICITÀ Candore e umiltà. Due aggettivi che per lei sembravano scontati, ma non era affatto così. Audrey Hepburn era una perla rara anche in una realtà ancora perbene e raffinata. Un sorriso disarmante, un portamento e un fisico da mannequin , quella timidezza che quasi stonava col clamore e l'apparire hollywoodiano. Anche i suoi personaggi, tra ingenuità e leggerezza, sembravano usciti da un mondo incantato. Dalla principessa Ania, che corre all'impazzata per le vie di Roma a bordo di una Vespa, alla svampita Holly che fa colazione con un croissant davanti alla vetrina di Tiffany & Co., sulla Fifth Avenue , a New York.  Per non parlare della sognatrice Sabrina, o della affascinante "Reggie" in "Sciarada". Ruoli diversi, caratteri diversi ma la medesima dolcezza. Quella di una perfetta antieroina, di una donna pudica e insicura e bisognosa d'amore. Dopo due matrimoni e due figli, solo con l'attore Robert Wo...