Passa ai contenuti principali

 BUON COMPLEANNO, VINCENZO!


"Cuanta pasiòn en la vida, cuanta pasiòn/ Es una historia infinita, cuanta pasiòn". Le parole di Paolo Conte, sigla di "DoReCiakGulp", la sua rubrica di spettacolo al TG1, sembrano scritte apposta per lui. Quanta passione c'è stata e c'è, nella vita di Vincenzo Mollica. Quel cognome, tenero e fragrante come la sua persona, sembrava volutamente quello di un personaggio dei fumetti, una delle sue tante "passioni". 



Cinema, cartoon, musica, spettacolo, ironia, arguzia e sagacia, parole buone per tutti, Vincenzo Mollica in quarant'anni di carriera in Rai, dal 1980 al 2020, non ha mai negato a nessuno il suo sorriso e le sue parole, piene di superlativi e aggettivi gradevoli. Dal suo "balconcino", per trentanove anni, ha accolto cantanti, musicisti e presentatori al Festival di Sanremo, con garbo, gentilezza e ironia. L'ironia di chi non si è mai preso troppo sul serio, di chi è stato sempre un po', in fondo, un personaggio animato (dal disneyano Vincenzo Paperica al muppet  suo "alter ego" inventato da Fiorello per "Viva Raiplay!"). Una vita e una carriera intense, che neanche gli acciacchi del tempo e la malattia hanno potuto scalfire. In pensione da circa tre anni, infatti, Vincenzo Mollica continua a vivere la vita con ottimismo. Guardando il mondo come ha sempre fatto: non tanto con gli occhi, quanto col cuore. E il suo cuore, a settant'anni appena compiuti, continua a palpitare di "pasiòn" e per "pasiòn". Buon compleanno, Vincenzo!

Commenti

Post popolari in questo blog

  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...
  BUON COMPLEANNO, URSULA! L’immagine di lei, che esce dall’acqua in bikini bianco, raccogliendo conchiglie e canticchiando una canzone, mentre Sean Connery, polo azzurra e pantaloni carta da zucchero, la guarda estasiato, è diventata leggenda. Perché Licenza di uccidere , 1962, debutto sul grande schermo di 007, l’agente segreto più famoso del mondo, non sarebbe stato lo stesso senza Ursula Andress. Elvetica, statuaria, seducente e ingenua allo stesso tempo nello sguardo, la Andress è stata anche coraggiosa e piena di iniziativa. Dal Canton Svizzero a Parigi, per studiare arte, fino a Roma, la città che ha sempre amato. Dalle passerelle della moda alle copertine di Playboy . Dagli amori tormentati (anche col “giovane bruciato” James Dean) ai grandi ruoli sul grande schermo. Dall’esordio con Steno in Un americano a Roma , accanto ad Alberto Sordi, a Elio Petri che la affiancò a Marcello Mastroianni n e La decima vittima , fino alle produzioni internazionali tra Elvis Presley, ...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...