IL "CIRIOLA": UN PRODE "FIUMAROLO" E IL SUO BAGNO ALL'OMBRA DI CASTEL SANT'ANGELO
Di lui non esistono fotografie (o perlomeno io non sono riuscito a trovarne) ma forse è meglio così. Perché avere una immagine, conoscerne il volto, probabilmente, scalfirebbe un po' l'idea che ognuno di noi può farsi del "Ciriola". Un uomo "mitico", forte, nato a Roma sulle sponde del Tevere e cresciuto tra le sue acque: quando esso era ancora "biondo" e il "barcarolo" - o un "fiumarolo" come lui - lo percorreva "contro corente". Luigi Rodolfo Benedetti - per l'anagrafe - si era guadagnato quel soprannome sul campo, perché oltre a pescarle, le anguille ("ciriole" in romano) riusciva a imitarle, nel loro nuotare agile e sinuoso. "Er Ciriola" venne alla luce proprio lì, sotto Ponte Sant'Angelo, su quel vecchio barcone - in realtà una corvetta papale - poi trasformato in uno stabilimento balneare popolare.
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| Lo stabilimento del "Ciriola". |
Nel Dopoguerra, il "Ciriola" alternava il lavoro d'elettricista a quello di "fiumarolo" e titolare del bagno. Chi era povero e non aveva la possibilità di prendere il treno, l'automobile o un motomezzo per raggiungere i lidi di Ostia e Fregene, poteva tranquillamente starsene lì a godersi il sole e la freschezza del fiume all'ombra di Castel Sant'Angelo, su quell'imbarcazione attrezzata che offriva fresche bibite, barche, terrazzini prendisole, una piccola spiaggia e dei camerini per indossare il costume prima di tuffarsi nelle "bionde" acque e sollazzarsi. La popolarità e la celebrità del "Ciriola", però, crebbero grazie al cinema.
Alcuni registi, infatti, decisero di utilizzare il suo stabilimento come set per celebri film. In principio, fu William Wyler con "Vacanze romane" nel 1953, che nei suoi pressi ambientò la scena in cui la fuggiasca principessa Audrey Hepburn e lo spiantato giornalista Gregory Peck partecipano ad una serata danzante conclusasi in una rocambolesca rissa con l'arrivo degli agenti in borghese alla ricerca di Sua Altezza, e la conseguente fuga dei due, a nuoto, proprio al largo dello stabilimento del "Ciriola".
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| In alto, veduta panoramica del bagno del "Ciriola" dal film "Poveri ma belli" (1956). In basso, Renato Salvatori e Marisa Allasio in una delle scene del film ambientate sul barcone. |
Poi vi ambientò alcune scene Pasolini nel suo "Accattone" con Franco Citti, nel 1961, ma ad aver consacrato alla celebrità nazionale il "Ciriola" fu Dino Risi nel 1956 con "Poveri ma belli", facendo del barcone il luogo di incontro scontro tra Maurizio Arena e Renato Salvatori, indecisi tra l'attrazione per la prorompente Marisa Allasio e l'amore per le ingenue sorelline, Alessandra Panaro e Lorella De Luca. Da quel momento, il bagno del "Ciriola" divenne un luogo rinomato, frequentato non soltanto da coloro che non potevano permettersi una vacanza al mare, ma anche da tanti che semplicemente desideravano vivere le atmosfere suggestive di torride estati romane trascorse al fresco delle acque fluviali. Acque in cui, a volte, qualcuno rischiava di lasciarci le penne, lasciandosi trascinare dalla corrente. Rodolfo Benedetti, infatti, passò alla storia come un eroe, ricevendo molte medaglie al valor civile per aver salvato più di cento vite, rischiando egli stesso la pelle.
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| Il relitto del barcone del "Ciriola" in un fotogramma tratto da un documentario Rai del 1987. |
Ma il destino, si sa, è spesso beffardo e giocò un brutto scherzo al "Ciriola" e al suo barcone. All'improvviso, nel maggio del 1970 un incendio distrusse parte dello stabilimento, costringendo il proprietario ad abbandonare tutto. Complici anche gravi problemi di salute, forse un po' amareggiato, scavato nel corpo e nell'animo dalle acque del fiume natio, il "Ciriola" se ne andò in un letto dell'ospedale Santo Spirito, all'età di settantasette anni, il 1° febbraio 1973, esattamente cinquant'anni fa. Il barcone e parte dello stabilimento, consumati dal tempo e dall'umidità, resistettero ancora a lungo, prima come rifugio per senzatetto, poi come simbolo di un tempo passato. Il fantasma di un'epoca spensierata e lontana, che resistette a tutto tranne a una piena del Tevere che, nei primi anni '90, lo inghiottì in un solo boccone. Tuttavia, uno spettro continua ad aleggiare lungo le sponde ai piedi di Castel Sant'Angelo. È lo spettro del prode "Ciriola" e di quei ricordi balneari di un tempo perduto ma ancora fresco e limpido nella memoria, come le acque del Tevere agli antichi splendori.






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