CIAO, SERGIO!
Dai suoi capelli, di media lunghezza, pettinati con la brillantina, si poteva supporre che "del capello" fosse un maestro. E con la medesima cura con cui, da giovane appassionato di teatro e parrucchiere per mestiere, sistemava le chiome di esigenti signore napoletane nella bottega del padre, a Chiaia - il prestigioso e antico rione della sua Napoli -, Sergio Solli ha tratteggiato personaggi, disegnato espressioni, costruito ruoli, dalle ataviche tavole del palcoscenico agli studi televisivi, passando per il cinema. Quando portava folti baffi (erano gli anni '70) e i suoi capelli erano ancora corvini e lucidi, passò, all'improvviso e per un colpo di fortuna, dai teatri amatoriali al San Ferdinando con Eduardo De Filippo, che lo fece esordire in "Questi fantasmi!".
Da quel momento, Sergio Solli diventò uno dei più bravi e celebri giovani attori del Maestro, comparendo anche in numerose trasposizioni televisive delle sue opere, prima fra tutte "Natale in casa Cupiello" del 1977. Dai natii Quartieri Spagnoli al Teatro Eliseo di Roma, Sergio Solli stupì tutti per la sua eleganza, la sua simpatia e l'inconfondibile accento napoletano. Memorabile, al cinema, il ruolo di Saverio, il netturbino discepolo del professor Bellavista/De Crescenzo in "Così parlò Bellavista". Impossibile dimenticare il siparietto con l'anziana zitella (l'indimenticabile Nunzia Fumo) che dall'alto del suo balcone lo dirigeva nella pulizia del vicolo sottostante. Oppure i battibecchi e le diatribe con l'amico vice sostituto portiere Salvatore (Benedetto Casillo) spaziando dai vantaggi dell'essere filosovietico o filoamericano, al senso dell'arte moderna fino all'esistenza del tempo, da "Così parlò Bellavista" a "Il mistero di Bellavista" e "32 dicembre" - sempre per la regia di De Crescenzo. E spostandoci dal cinema alla televisione, Sergio Solli fu anche uno straordinario dottor D'Alessio, ispettore delle tasse che perseguita il "palazzinaro" Nino Diamanti (Maurizio Mattioli) nella Roma del "Boom" nella fiction "Anni '60", in cui il regista Carlo Vanzina, quarant'anni dopo, riproponeva (a ruoli invertiti) la disputa evasore napoletano vs ispettore delle tasse romano che il papà Steno aveva ideato per Totò e Aldo Fabrizi. Gag da primattori, gag d'altri tempi rivedute e corrette, sostenibili solo da chi come Sergio Solli aveva macinato copioni e sostenuto tante interpretazioni, senza mai vantarsene, senza mai "esibirsi" troppo. E tra un ruolo e l'altro, tra un set cinematografico e una quinta teatrale, quei capelli lucidi di brillantina divennero grigi, i baffi scomparvero ma in quegli occhi, chiari e limpidi, la luce era sempre la stessa. Quella della soddisfazione, di chi era riuscito a realizzare il suo sogno, invecchiando con lui, maturando in scena come un vero "signore". Quel "signore", però, con mio sommo rammarico, se n'è andato via all'improvviso, senza aspettare la chiusura del sipario, senza godersi l'ultimo applauso. Ebbene, facciamo conto che sia ancora in scena. Facciamo finta che il sipario si stia per chiudere e noi abbiamo ancora cinque minuti per fargli un'ovazione. Ma facciamolo con garbo, eleganza e discrezione, come sarebbe piaciuto a lui. Ciao, Sergio!

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