AUDREY HEPBURN: LA BELLEZZA DELLA SEMPLICITÀ
Candore e umiltà. Due aggettivi che per lei sembravano scontati, ma non era affatto così. Audrey Hepburn era una perla rara anche in una realtà ancora perbene e raffinata. Un sorriso disarmante, un portamento e un fisico da mannequin, quella timidezza che quasi stonava col clamore e l'apparire hollywoodiano. Anche i suoi personaggi, tra ingenuità e leggerezza, sembravano usciti da un mondo incantato. Dalla principessa Ania, che corre all'impazzata per le vie di Roma a bordo di una Vespa, alla svampita Holly che fa colazione con un croissant davanti alla vetrina di Tiffany & Co., sulla Fifth Avenue, a New York.
Per non parlare della sognatrice Sabrina, o della affascinante "Reggie" in "Sciarada". Ruoli diversi, caratteri diversi ma la medesima dolcezza. Quella di una perfetta antieroina, di una donna pudica e insicura e bisognosa d'amore. Dopo due matrimoni e due figli, solo con l'attore Robert Wolders, il suo ultimo compagno, riuscì forse a trovare un po' di quella sicurezza che le mancava e soprattutto un animo affine con cui condividere il bisogno di essere utile.
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| In alto, Audrey Hepburn con Gregory Peck in "Vacanze romane" (1953) di William Wyler. In basso, con Humphrey Bogart in "Sabrina" (1954) di Billy Wilder. |
Se sul grande schermo il suo sorriso aveva ammaliato e confortato cuori bisognosi d'affetto, negli ultimi anni della sua vita esso divenne un dono prezioso per tutte quelle persone in difficoltà, morali e materiali. Da ambasciatrice dell'UNICEF, Audrey Hepburn inizio a viaggiare per il mondo, portando conforto fisico e spirituale. Proprio in uno di quei viaggi, si scoprì malata di tumore al colon.
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| In alto, Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany" (1961) di Blake Edwards. In basso, Audrey Hepburn con Cary Grant in "Sciarada" (1963) di Stanley Donen. |

Ciononostante, la necessità di dare una speranza a chi non ne aveva alcuna, il bisogno di essere ancora d'aiuto la spinse a non mollare. Magrissima, pallida, stanca per una vita piena di soddisfazioni ma anche di sofferenze, Audrey Hepburn decise di continuare la sua missione, e lo fece fino alla morte, che la colse nel sonno il 20 gennaio 1993. Da allora sono trascorsi trent'anni, e non si può certo dire che su di lei sia caduto l'inesorabile velo del tempo. Perché Audrey Hepburn è ancora viva. Lo sono il suo sguardo gentile, il sorriso sincero, le sue innumerevoli interpretazioni. Ma è viva soprattutto la sua semplicità, il vero segreto della sua unicità e della sua bellezza: di donna e d'attrice.




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