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TIBERIO MITRI, EROE DEGLI ULTIMI


Pugni alti, a coprire il volto, e occhi puntati sull’avversario. Regola base della “nobile arte” che Tiberio Mitri, boxeur dal volto d’angelo, non aveva trasgredito mai. Né agli esordi in palestra nella sua Trieste. Né quando vinse il titolo europeo, diventando simbolo di riscatto nell’Italia del Dopoguerra. E neanche quando perse il titolo mondiale, sconfitto da Jack LaMotta. 





Aveva sempre schivato i colpi della vita, dentro e fuori dal ring. La fine di un amore turbolento con Fulvia Franco (Miss Italia 1948), triestina come lui. La delusione di un matrimonio fallito. Il dolore per due figli morti prematuramente. E anche la fine di quella celebrità che tra titoli, vittorie e sconfitte lo aveva portato, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, a tentare la strada del cinema con buoni risultati nelle commedie sentimentali degli anni ’50. Poi la solitudine, la depressione, l’Alzheimer e quel treno da cui si lasciò investire. L’ultimo e inesorabile KO della sua vita, il 12 febbraio 2001. L’unica trasgressione di un pugile troppo stanco per combattere ancora. Ma quella piccola, ultima e tragica difficoltà non cancella una vita di coraggio e abnegazione. Tiberio Mitri, a cento anni dalla sua nascita, rimane un campione e un eroe degli ultimi che sono sempre stati primi. 


Ho raccontato la storia di Tiberio Mitri qualche anno fa, nel ventennale della scomparsa. Per chi fosse interessato, può leggerla qui:


https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2021/02/mitri-il-boxeur-dal-volto-dangelo.html




A.M.M.

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