Passa ai contenuti principali

 CIAO, IDRIS!


 Il suo sorriso bianco è un fermoimmagine indelebile nelle nostre teste. La sua autoironia afro-italica - gambiano di nascita, senegalese d'origini ma bresciano d'adozione - ne ha fatto un personaggio molto amato. Giornalista sportivo, laureato all'Università per Stranieri di Perugia, sfegatato tifoso della Juventus, sugli spalti, con le cuffie in testa e la sciarpa bianconera al collo, Idris ha commentato decine di partite in diretta con "Quelli che il calcio", storico programma Rai che lo lanciò negli anni '90 come una celebrità. 



Da lì, il passo fu breve e quel simpatico uomo dal profilo scuro e dalla battuta chiara e pronta arrivò anche al cinema (nel ruolo di se stesso in "Tifosi" di Neri Parenti) e alla televisione, con le fiction (da "Pazza famiglia" con Montesano a "Butta la luna" con Fiona May). Ma Idris ha soprattutto popolato gli studi televisivi d'Italia, dalle reti nazionali alle emittenti locali, dove la sua professionalità, la sua competenza calcistica e la sua passione per la "Vecchia Signoria" sono state al servizio dell'intrattenimento e dell'informazione televisivi. E in un'era in cui sui nostri schermi, tra opinionisti e "professori" di non si sa bene che, si vedono volti di dubbia utilità (dal punto di vista dell'informazione) l'elegante e ironica figura di Idris, preparato e mai fuori luogo, mancherà di sicuro. Ciao, Idris!

Commenti

Post popolari in questo blog

  BUON COMPLEANNO, URSULA! L’immagine di lei, che esce dall’acqua in bikini bianco, raccogliendo conchiglie e canticchiando una canzone, mentre Sean Connery, polo azzurra e pantaloni carta da zucchero, la guarda estasiato, è diventata leggenda. Perché Licenza di uccidere , 1962, debutto sul grande schermo di 007, l’agente segreto più famoso del mondo, non sarebbe stato lo stesso senza Ursula Andress. Elvetica, statuaria, seducente e ingenua allo stesso tempo nello sguardo, la Andress è stata anche coraggiosa e piena di iniziativa. Dal Canton Svizzero a Parigi, per studiare arte, fino a Roma, la città che ha sempre amato. Dalle passerelle della moda alle copertine di Playboy . Dagli amori tormentati (anche col “giovane bruciato” James Dean) ai grandi ruoli sul grande schermo. Dall’esordio con Steno in Un americano a Roma , accanto ad Alberto Sordi, a Elio Petri che la affiancò a Marcello Mastroianni n e La decima vittima , fino alle produzioni internazionali tra Elvis Presley, ...
LILIANA RIMINI, LA MERAVIGLIA DI UN SOGNO « Non sembra ma ho tanti, tanti anni e tante esperienze […] di coraggio e di forza ». Non sembra, per davvero, osservandola nella sua figura minuta, nel suo sguardo limpido, da anziana rimasta bambina nell’animo, con la capacità di “filosofare”, come avrebbe detto Aristotele, ovvero di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Liliana Rimini, classe 1929, milanese doc, esuberante ed elegante in un tailleur bianco e nero sembrava una ragazzina nel paese dei balocchi martedì mattina, quando all’Ospedale Antonio Cardarell i di Napoli, frutto dell’estro, della passione e dell’impegno del suo papà, l’architetto Alessandro Rimini, ha visto prendere forma quel sogno custodito per anni in un cassetto e ormai quasi assuefattosi alla polvere del tempo e del rimpianto mai svanito.  Liliana Rimini. Il suo papà, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, soprintendente ai monumenti di Trieste e Venezia Giulia, uno degli architetti più br...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...