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 TENNESSEE WILLIAMS: L'ARTE SOFFERTA


 Fu un tappo ingerito per sbaglio a portarselo via, il 25 febbraio 1983, ma la sua esistenza si era spenta a poco a poco, tra depressione e abuso d'alcol. Tennessee Williams aveva avuto una vita difficile. Problemi di incomunicabilità col padre, la difficoltà a relazionarsi con gli altri, la malattia della sorella, la sua omosessualità dichiarata che gli provocò non pochi problemi, soprattutto in famiglia. Sofferenze e dolori finiti su fogli sparsi divenute opere meravigliose, capolavori della drammaturgia statunitense. 



Da "Un tram che si chiama Desiderio", portata in scena in Italia per la prima volta da Luchino Visconti (e consacrazione, nella sua trasposizione cinematografica, di Marlon Brando) a "La rosa tatuata", scritta apposta per Anna Magnani. Opere in cui la sua vita, tra tristezza e malinconia, tra speranze ed illusioni emerge limpida e drammatica, quasi senza riserve, senza pudori. A quarant'anni dalla sua morte, quelle pièce sono ancora vive, ma forse il loro autore è poco ricordato. Vale la pena dunque rinfrescarsi la memoria, e per questo, in questa triste ricorrenza, vi ripropongo l'articolo da me redatto due anni fa, nell'anniversario della sua nascita, per omaggiare Tennessee Williams e la sua arte sofferta.

L'articolo è fruibile al seguente link:

https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2021/03/williams-il-dramma-di-una-vita-ci-ha.html

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