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 TENNESSEE WILLIAMS, IL DRAMMA DI UNA VITA


Ci ha regalato opere straordinarie. Racconti pieni di pathos ancora oggi portati in scena nei più bei teatri del mondo. Eppure, tutta quella sofferenza, quel malessere rappresentato ad ogni apertura del sipario, Tennessee Williams l'aveva provato dentro di sé. Iniziò a scrivere negli anni '30, dopo aver lasciato l'università per lavorare (spinto dal padre), per poi riprenderla anni dopo e laurearsi, spostandosi dal Mississipi - dove nacque, a Columbus, il 26 marzo 1911 - al Missouri, da New Orleans a New York. Forse, quel vagabondaggio era in parte legato ad una inquietudine interiore, dovuta alla sua complicata situazione familiare. 



Era un ragazzo sensibile. Assorbiva, come una spugna, la tensione che si respirava in casa sua: il difficile rapporto con suo padre (che non riuscì mai ad accettare la sua dichiarata omosessualità), la malattia di sua sorella Rose. Immagazzinava tutto e poi lo buttava giù. Su fogli di carta divenuti poesie, racconti, ma soprattutto opere teatrali, sceneggiature e pellicole indimenticabili.


"Un tram che si chiama Desiderio". In alto, Marlon Brando e Vivien Leigh nel film del 1951.
In basso, Vittorio Gassman e Rina Morelli nella versione teatrale di Visconti del 1949.


La prima opera teatrale di successo fu "Lo zoo di vetro", ma la vera popolarità per lui arrivò con "Un tram che si chiama Desiderio", pièce che, oltre a diventare un memorabile film (che lanciò nel firmamento artistico internazionale Marlon Brando), venne messa in scena per la prima volta in Italia nel 1949, per la regia di Luchino Visconti, interpretata da Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Rina Morelli. E come non citare "La gatta sul tetto che scotta" (divenuta anch'essa un film, con Elizabeth Taylor e Paul Newman) oppure "La rosa tatuata", un'opera composta appositamente per Anna Magnani. 


Paul Newman ed Elizabeth Taylor ne "La gatta sul tetto che scotta" (1958).


L'attrice tuttavia, non essendo disposta a recitare in inglese, portò Williams a realizzare la sceneggiatura per il film omonimo che le valse un Oscar nel 1956. Ma fu un'altra interprete nostrana, Lea Padovani, a recitare in inglese quel dramma, a Londra, per la regia di Sam Wanamaker.


Anna Magnani con Burt Lancaster ne "La rosa tatuata" (1955).


Tennessee Williams, insomma, produsse fiumi d'inchiostro in grado di valicare i continenti, attraversare l'Oceano e raggiungere tutti gli angoli del Globo. Storie ed emozioni che hanno superato anche i confini dell'esistenza terrena del proprio autore, terminata accidentalmente (per aver ingerito il tappo di una boccetta di collirio) il 25 febbraio 1983, dopo anni difficili, tra depressione e dipendenza dall'alcol.

Ma quel suo "dramma" interiore, unito ad una grande fantasia e purezza d'animo, produsse personaggi indimenticabili: malinconici, insoddisfatti, ma anche appassionati, per quanto tristi. Ed è in quei personaggi che, a centodieci anni dalla sua nascita, Tennessee Williams continua a vivere e a raccontarsi.

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