Passa ai contenuti principali

LUCIANO SALCE, HUMOR CON STILE


È passato un secolo dalla sua nascita e sembra passato altrettanto tempo da quel cinema così raffinato ed elegante, per quanto a volte grottesco. Chi può dimenticare il famigerato Fantozzi ragionier Ugo, un clown versione impiegatizia nato dall'estro di Paolo Villaggio e portato sul grande schermo per la prima volta nel 1975 proprio da lui: Luciano Salce. Forse i primi due film della saga (poi proseguita da Neri Parenti) sono quelli più famosi e apprezzati da pubblico e critica. Ma Luciano Salce, romano, allievo all'Accademia d'arte drammatica, compagno di studi di Gassman e di Squarzina, ha fatto parte di una generazione di artisti, registi e autori poliedrici. 




Dal teatro, scritto e recitato - memorabile con la compagnia dei "Gobbi", accanto a Franca Valeri e Vittorio Caprioli -, alla televisione e al cinema, dove oltre ad apparire quale attore brillante, Salce realizzò vere pietre miliari della commedia all'italiana, come "Il federale" e "La voglia matta" con Ugo Tognazzi, o ancora "Il prof. dott. Guido Tersilli primario..." con l'immenso Alberto Sordi - sequel de "Il medico della mutua" di Zampa. Pellicole amatissime, tutte diverse tra loro ma accomunate da uno stile unico, fatto di raffinatezza ed humor. Qui di seguito trovate il link all'ampio articolo da me redatto ormai tre anni fa, nel trentennale della scomparsa. Un buon modo per omaggiare questo grande cineasta italiano. L'articolo è fruibile al seguente link: https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2019/12/luciano-salce-fine-umorista-passati.html

Commenti

Post popolari in questo blog

  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...
  BUON COMPLEANNO, URSULA! L’immagine di lei, che esce dall’acqua in bikini bianco, raccogliendo conchiglie e canticchiando una canzone, mentre Sean Connery, polo azzurra e pantaloni carta da zucchero, la guarda estasiato, è diventata leggenda. Perché Licenza di uccidere , 1962, debutto sul grande schermo di 007, l’agente segreto più famoso del mondo, non sarebbe stato lo stesso senza Ursula Andress. Elvetica, statuaria, seducente e ingenua allo stesso tempo nello sguardo, la Andress è stata anche coraggiosa e piena di iniziativa. Dal Canton Svizzero a Parigi, per studiare arte, fino a Roma, la città che ha sempre amato. Dalle passerelle della moda alle copertine di Playboy . Dagli amori tormentati (anche col “giovane bruciato” James Dean) ai grandi ruoli sul grande schermo. Dall’esordio con Steno in Un americano a Roma , accanto ad Alberto Sordi, a Elio Petri che la affiancò a Marcello Mastroianni n e La decima vittima , fino alle produzioni internazionali tra Elvis Presley, ...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...