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 ADDIO A JULIETTE GRÉCO: LA FRANCE DANS LE MONDE


 Ha rappresentato la "joie de vivre", la gioia di vivere. È stata la musa dell'esistenzialismo francese: di un "mondo" in bianco e nero, in abiti e apparizioni sullo schermo, che ha segnato la cultura d'oltralpe nel Dopoguerra. Juliette Gréco è volata via ieri, nella sua dimora in Provenza, con la leggerezza della sua voce e dei suoi novantatré anni, vissuti con "passione, lotta, amore" come amava ripetere.




Nata a Montpellier il 7 febbraio 1927, Juliette venne allevata dai nonni dopo la separazione dei suoi genitori. Durante la guerra venne anche presa dalla Gestapo e finì in prigione, scampando per miracolo alla deportazione (vista la sua giovanissima età). La sua epopea artistica cominciò alla fine degli anni '40 a Parigi, sulla rive gauche, nei caffé di Saint-Germain-des-Prés. Lì divenne la musa del movimento esistenzialista: "nero" come i suoi occhi, contrastanti col suo volto bianchissimo, che divenne lo specchio dei più profondi sentimenti di grandi poeti come Jean-Paul Sartre, Jacques Prévert, Charles Aznavour fino ad arrivare a Serge Gainsbourg, Jacques Brel e Georges Brassens.  Ma la Gréco ebbe anche una lunga carriera d'attrice, il cui talento emerse anche in Italia, grazie al successo dello sceneggiato "Belfagor ovvero il fantasma del Louvre", andato in onda negli anni sessanta.

Una vita intensa, vissuta senza riserve, contro le convenzioni. Una vita piena d'amore (la lunga relazione col trombettista Miles Davis e poi ben tre matrimoni) e di musica. Un'esistenza vissuta con la medesima leggerezza delle sue corde: delicate, sensuali e dolci. Come le sue magiche interpretazioni che ne hanno fatta un'icona della musica francese "dans le monde".



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