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FEBBRE DA CAVALLO, MEZZO SECOLO DI RISATE DA CUSTODIRE

 «Il sorriso magico» di Mandrake. Le cicche all’angolo della bocca del Pomata. Gli occhialoni dell’avvocato De Marchis. Lo sguardo tonto di Felice. La cravatta della Roma di «Rinaldi Otello, tre chili de trippa e due de budello», meglio conosciuto come Manzotin.  Il Carosello del « whisky maschio senza rischio» con Proietti pizzardone. King-Soldatino-D’Artagnant, la tris “de Gabbriella". Potremmo chiudere anche qui. 


Da sinistra, Francesco De Rosa, Gigi Proietti ed Enrico Montesano in una scena del film.

Bastano nomi, citazioni e frasi epiche per rievocare un cult come Febbre da cavallo, cinquant’anni fa per la prima volta nelle sale. Regia di Stefano Vanzina, in arte Steno. Scritto e sceneggiato da lui con il figlio, Enrico Vanzina, e Alfredo Giannetti. Lo scenario: l’ippodromo romano di Tor di Valle. I protagonisti: spiantati giocatori alla continua ricerca di modi creativi e fantasiosi per racimolare soldi da puntare su un presunto cavallo vincente che si rivela irrimediabilmente perdente. Bruno Fioretti “Mandrake” e Armando Pellicci “Er Pomata”, ovvero Gigi Proietti ed Enrico Montesano, capitani di una sgangherata banda di scommettitori che dopo una infinità di tentativi balordi tentano il colpaccio: data la prestanza e l’incredibile somiglianza fisica tra Mandrake e il fantino Jean-Louis Rossini, decidono di sostituire quest’ultimo alla guida della fortissima cavalla Bernadette per rallentarla e per far vincere il grigio ronzino Soldatino, il cavallo dell’avvocato De Marchis, guidato a sua volta dal Pomata. Dopo una sfida all’ultimo improperio tra gli ego dei due, la truffa viene svelata e finisce in tribunale. Dove però, incredibilmente, il giudice (un perfetto Adolfo Celi) finisce per assolvere gli imputati immedesimandosi in loro, essendo egli stesso un incallito scommettitore, ed entrando così di diritto nella loro combriccola. Una commedia brillante - incalzata dalla bellissima colonna sonora di Bixio-Frizzi-Tempera - con lo sfondo di una splendida Roma popolare anni ’70, caratteristi e generici di lusso, come Ennio Antonelli, Mario Carotenuto, Francesco De Rosa e Luciano Bonanni. Un duo Proietti-Montesano da urlo e una splendida Catherine Spaak, proprietaria di un bar dove Mandrake che ha attaccato il proprio cappello. Mezzo secolo dopo, rivederlo o gustarlo per la prima volta non fa differenza. Si avrà sempre la medesima impressione: trovarsi di fronte a un piccolo capolavoro di comicità e di costume che vale la pena non solo custodire ma soprattutto salvaguardare.

A.M.M.

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