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VINCENZO FUCCI 100: IL DOLCE “VENTICELLO” DEL RICORDO


È stato evocato e invocato in ogni modo. E alla fine è apparso. Tra riflessioni, versi poetici e brani letterari. Ricordi di vita personale, della sua esperienza giornalistica e amministrativa, tra la natia Lagonegro e la “materna” San Giorgio Lucano. E proprio lì, a San Giorgio, tra le fronde della antica acacia che campeggia nel centro storico davanti alla chiesa, Vincenzo Fucci, a cento anni dalla sua nascita, ha voluto ringraziare i presenti: sotto forma di un venticello, leggero e deciso. 


Una serata serena, particolarmente calda, in temperatura ed emozioni, ha visto parenti, amici, conoscenti, concittadini e lucani riuniti nel suo ricordo. Là dove Vincenzo Fucci ha trascorso gli anni più intensi, quelli della formazione giovanile. E dove per decenni ha villeggiato d’estate con la sua famiglia, l’amata moglie, Angela Costanza, e i figli Franco, Tiberio e Cristina. La voce di Giuseppe Ranoia e la chitarra di Emanuele Carboni (nipote di Fucci) hanno accompagnato l’esecuzione di alcuni brani scritti da Fucci, che oltre ad essere stato un valido dirigente amministrativo (dal Comune all’Ospedale di Lagonegro) è stato anche scrittore e poeta, cultore delle tradizioni lucane, sangiorgesi e lagonegresi, nonché giornalista “informatore” per la Rai Basilicata, con un occhio attento a ciò che accadeva nel territorio. Un territorio che Vincenzo Fucci amava esplorare, anche nel racconto. Che amava descrivere nelle sue poesie, piene di sentimenti genuini. Che amava far germogliare e produrre, come nella sua antica masseria di San Brancato, alle porte del comune materano. Una terra che ricambiava quell’amore con rispetto e riconoscenza verso un figlio attento e devoto. E allora non viene difficile credere che quel venticello si sia alzato nel momento giusto, quello del ringraziamento. Tra sospiri nell’animo e Sospiri nello stomaco, offerti dalla famiglia ai partecipanti. E i bouquet di fiori donati alle bravissime conduttrici della serata, Concetta Cirigliano Perna e Beatrice Volpe. No, quel venticello non è stato un caso, o forse lo è stato proprio perché voluto. D’altra parte, come diceva Anatole France, Caso è lo pseudonimo che usa Dio quando non vuole firmare. Vincenzo Fucci, da uomo di fede, lo sapeva certamente.


A.M.M.

Commenti

  1. Bellissimo articolo....efficace nel raccontare la serata in modo anche molto simpatico...

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  2. Un ricordo intenso e poetico di Vincenzo Fucci. E quel venticello, arrivato proprio al momento giusto, sembra davvero un suo dolce e discreto saluto.

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