LIVIO, IL SOGNO ETERNO DI UN’ITALIA IN CORSA
Correva, Livio, e l’Italia con lui. Correva Livio, e il Paese sognava. 200 metri piani. Olimpiadi di Roma del 1960. L’Italia del “boom economico”, l’Italia democristiana e centrista che lentamente si apriva a sinistra. L’Italia della motorizzazione di massa e della televisione. L’Italia della lavatrice e di Carosello. L’Italia dell’Autostrada del Sole in costruzione.
L’Italia che correva verso il futuro. E Livio, ventuno anni, studente di chimica, alto, bello, affascinante e misterioso dietro gli occhiali scuri correva verso quell’oro olimpico che lo avrebbe condotto sul tetto del mondo. Da lassù sognare diventò più facile anche per l’Italia. Umiliata dalla guerra, ma in rapido riscatto agli occhi delle grandi potenze, mondiali ed europee, aveva finalmente ritrovato il suo posto. Correva, Livio, a guadagnarsi quel posto, e l’Italia correva e sognava con lui. Ma di quel sogno, purtroppo, rimasero soltanto bei ricordi. Perché quando Livio smise di correre, anche il Paese rallentò, fino a fermare il passo. Come se il suo entusiasmo, la sua fiducia e la su forza dipendessero dal suo sorriso entusiasta e dalle sue gambe agili ed eleganti. In quello sguardo dietro le lenti da sole, però, Livio ha continuato a sognare e l’Italia con lui. E adesso? Ora che quella luce, di speranza, di rivalsa, di fiducia, si è spenta, cosa succederà? Beh, forse si proverà a scrutare il cielo e a intercettare la stella giusta: la più brillante dietro l’oscurità della volta celeste. Per tornare a correre e a sognare, nel suo eterno ricordo. Ciao, Livio!
A.M.M.

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