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 IL “SORPASSO” DELLE PAURE, VALE LA FELICITÀ

Oggi ripensavo al finale del Sorpasso di Dino Risi, la rappresentazione più bella del Ferragosto nel cinema italiano. Urrà! grida Roberto Mariani / Trintignant poco prima che l’auto su cui viaggia esce fuori strada precipitando in una scarpata. Urrà! grida quel ragazzo dopo un viaggio compiuto sul filo dei centodieci orari sulla consolare Aurelia in un assolato Ferragosto romano. Urrà! grida dopo essersi lasciato trascinare da un aitante e sbruffone Cortona/Gassman lungo un itinerario contorto, fatto di trattorie, antichi casali di campagna, locali notturni e stabilimenti balneari. Urrà! grida, ancora, dopo aver colto il senso di quel viaggio, più interiore che esteriore, in costante lotta con paure e desideri. Urrà! grida dopo aver capito che la vita va vissuta con maggiore leggerezza, senza permettere che valori, principi e dubbi lo frenino nelle sue azioni.



Urrà!, però, precede anche quell’ultimo, tragico sorpasso che lascia precipitare Roberto in mare, col suo carico di speranze e di desideri. Viene naturale chiedersi allora: vale la pena rinunciare a se stessi per qualche attimo di felicità? La risposta, a mio avviso, non è così immediata. Roberto, infatti, non rinuncia propriamente a essere se stesso. Semplicemente si rende conto di essere vittima di ragionamenti contorti, di vedere problemi laddove non ci sono, di credersi senza motivo sempre fuori luogo, oppure ancora dipendente dal giudizio degli altri, in merito alle proprie azioni o emozioni. Ma questo non significa assolutamente rinunciare alla propria unicità. Lo stesso Bruno Cortona, sicuro di sé, spavaldo, apparentemente allergico a qualunque regola - morale, spirituale o stradale -, che sprona Roberto a farsi meno problemi e ad essere un filino meno rigoroso verso se stesso, vede in lui un ragazzo speciale, di sani principi, una persona affidabile su cui poter sempre contare. Dunque la risposta alla domanda precedente è: per essere felici non bisogna assolutamente rinunciare a se stessi. La felicità nutre l’anima, non il corpo. E l’anima è lo specchio della nostra unicità. Al tempo stesso, però, per essere felici bisogna liberarsi di tutte quelle sovrastrutture mentali che ostacolano la realizzazione dei nostri desideri. Quelli che vengono dall’anima, quelli che ci conducono alla felicità, spesso troppo breve, proprio come la vita. Quindi per essere felici bisogna essere se stessi, seguire il cuore e superare le proprie paure, piccole o grandi che siano. Perché la corsa dell’esistenza umana può interrompersi bruscamente, da un momento all’altro, come per un sorpasso azzardato. L’unico vero peccato sarebbe rendersi conto, troppo tardi, di non aver gridato Urrà! neanche una volta. Buon Ferragosto!

A.M.M.

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