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BUON COMPLEANNO, MOGOL!

È difficile trovare le parole quando si tratta di Mogol. Viene quasi naturale sentirsi inadeguati. Perché lui ha sempre usato quelle giuste, per raccontare vita, esperienze, amori, sofferenze, ma anche allegria scanzonata e tendenze giovanili. Perché va bene ricordare il lungo e proficuo sodalizio con Lucio Battisti, da Un’avventura a Nessun dolore passando per Emozioni e Pensieri e parole. Va benissimo ricordare l’intesa con Adriano Celentano e Gianni Bella, che ha prodotto successi come L’emozione non ha voce e Per averti. Va benissimo celebrare L’immensità per Don Backy o Vita per Gianni Morandi e Lucio Dalla. 



Mogol, però, ha scritto anche canzonette come Stessa spiaggia stesso mare e L’esercito del surf, che hanno segnato l’immaginario musicale degli anni Sessanta. Lo stesso di Perdono e Cento giorni per Caterina Caselli, di A chi per Fausto Leali. Ha lanciato nel firmamento musicale italiano degli anni ‘80 Mango, dopo essersi innamorato della sua voce, scrivendo per lui Oro e poi, a quattro mani, Come Monna Lisa, Nella mia città e Mediterraneo. E si potrebbe ancora andare avanti, citando i successi con Riccardo Cocciante, Mario Lavezzi e tanti altri. Ma sarebbe superfluo: in mezzo a tutte quelle parole si avrà sempre grande difficoltà di scelta. Perché Giulio Rapetti Mogol, novant’anni oggi, con oltre sessant’anni di carriera sulle spalle e in volto il sorriso di un eterno fanciullo, non ha mai messo una parola fuori posto, non è mai scaduto nella banalità del ritornello facile, ma è andato sempre oltre. Oltre le convenzioni, oltre la mera orecchiabilità, oltre i sentimentalismi. Noi, invece, non saremo mai in grado di spingerci oltre le solite frasi di circostanza. Ragion per cui, meglio lasciar parlare le sue canzoni. Nessuno può raccontarlo meglio dei suoi stessi versi. Buon compleanno, Mogol!

A.M.M.

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