BUON COMPLEANNO, MARISA!
In fondo, è sempre rimasta una brava ragazza. Proprio come Giovanna, la formosa e sfuggente fanciulla che faceva il bagno in bikini nelle acque del “biondo” Tevere. E da brava ragazza, Marisa Allasio ha preferito a un certo punto un buon matrimonio alle lusinghe del cinema, scegliendo riserbo e discrezione. Nella misura, ovviamente, in cui le può richiedere la moglie di un nobile signore, discendente dei Savoia.
“Regina”, però, per il popolo Marisa Allasio lo era diventata da sola, per merito ed onore. Il merito? La sua naturale bellezza, prorompente e genuina, che negli anni ’50 suscitò sentimenti contrastanti e perturbanti in un’Italia onesta, pura e perbene. Classe 1936, torinese, figlia di Federico, calciatore nonché allenatore del Toro e del Genoa, la Allasio era una ingenua ragazza di famiglia borghese quando entrò nel mondo del cinema dalla porta principale, frequentando un corso di recitazione con una “sovrana” del teatro e del doppiaggio italiani, Wanda Capodaglio. Dopo qualche piccola apparizione, nel 1956 Dino Risi la scelse come motivo di contesa tra due bellimbusti romani, Romolo (Maurizio Arena) e Salvatore (Renato Salvatori), che prima si sfidano a chi riuscirà a conquistarla, poi si buttano tra le braccia delle rispettive sorelle (innamoratissime di loro) quando capiscono che la giovane ha nel cuore un altro ragazzo. Se però Poveri ma belli, il titolo di quella pellicola, e il suo seguito (Belle ma povere) rappresentarono per lei un trampolino di lancio, quel salto la fece precipitare in acque in cui galleggiare tranquilla. Le sue “curve”, la sua allegria spontanea, quel fascino da ragazza ribelle e anticonformista ma in realtà più pudica e ingenua di qualunque altra divennero dei caratteri talmente accentuati e ripetuti da renderla quasi una (bella) caricatura di se stessa. E vai quindi con Marisa la civetta, Susanna tutta panna, Carmela è una bambola, la dolce e ribelle Maruzzella e tante altre. E così, forse per stanchezza, forse per insoddisfazione o forse perché, come già detto, era prima di tutto una brava ragazza degli anni ’50, anche la Allasio scelse la via prediletta da tutte le giovani del tempo: il matrimonio. Ma non un matrimonio qualunque: un matrimonio da principessa. Nel 1958 sposò infatti il conte Pierfrancesco Calvi di Bergolo, figlio di Iolanda Margherita di Savoia, stabilendosi prima nel suo castello nel Monferrato, in Piemonte, poi nella residenza che i Savoia avevano nel parco di Villa Ada, a Roma. Lì ha vissuto a lungo, anche dopo la separazione dal marito, fino al nuovo millennio, quando è stata sfrattata dal comune di Roma dopo una lunga vicenda giudiziaria che riportò il suo nome sulle cronache. Prima lo aveva già fatto Harem, il talk condotto da Catherine Spaak che la intervistò in video dopo tanti anni. Più matura, elegante, raffinata ma sempre ugualmente straordinaria. Perché poco importa che questa signora abbia compiuto novant’anni - ieri, 14 luglio -, con qualche ruga in più e molti capelli bianchi. Quando si dice, poi, che l’età è soltanto un numero, pensare a lei viene naturale. Per noi che l’abbiamo amata, infatti, lei resta Giovanna, Susanna, Carmela, Marisa e tutte le altre che ha interpretato: una autentica brava ragazza, reginetta di un popolo devoto che non l’ha mai dimenticata. Buon compleanno, Marisa!
A.M.M.

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