BUON COMPLEANNO, LINO!
«Una parola è troppa e due sono poche». La regola vale per lui più che per chiunque altro. La citazione del “suo” nonno Libero, diventato quasi un modo di dire di uso comune, si sposa bene con il senso di questo articolo. Perché di Lino Banfi non si può dire niente. O meglio, si potrebbe dire tanto, ma sarebbe superfluo. La sua testa pelata, i suoi baffi, le sue espressioni facciali che hanno fatto la storia del cinema e della televisione, la sua biascicata cadenza pugliese parlano e raccontano molto di più di qualunque parola.
Classe 1936, pugliese di Andria, la miseria degli esordi, dal Tavoliere alla Madonnina, passando per Napoli e Roma. Il matrimonio di notte con l’amata Lucia (scomparsa un anno fa), dopo la fuitina. Lavori e lavoretti per sbarcare il lunario. Poi l’avanspettacolo, i primi passi nella Capitale, i film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, snobbati dalla critica e lodati dal pubblico, soprattutto quello dei più piccoli. Perché dopo quella favolosa stagione che trasformò Pasquale Zagaria in Lino Banfi, tra Edwige Fenech, Gloria Guida e Nadia Cassini “proibite” e bellissime e il successo con la commedia anni ’80, tra commissari (Lo Gatto, Zagaria, Auricchio), allenatori (Oronzo Canà), pompieri (Nicola Ruoppolo) e rapinatori alle prime armi (Amalio Siraghi), la sua consacrazione arrivò proprio grazie all'affetto dei bambini. Per i millennials, infatti, Lino Banfi è e rimarrà sempre nonno Libero, l’anziano capostipite della famiglia Martini nella longeva fiction Rai Un medico in famiglia, tra figli, nipoti, generi, parenti diretti, collaterali e acquisiti, tra problemi di tutti i giorni e i leggendari battibecchi con la consuocera (e poi moglie) snob Enrica (Vukotic) e la pittoresca domestica Cettina (Savino). E se anche papa Benedetto XVI, spettatore prediletto della fiction, e papa Francesco, suo amico personale, hanno suggellato in tempi diversi il suo indiscusso titolo di “Nonno d’Italia” allora ci si rende conto che è davvero difficile trovare altro da dire. Una cosa, però, vale la pena ricordarla. Nuda proprietà vendesi, il film Tv di Enrico Oldoini, in cui Banfi recita accanto ad Annie Girardot. Questa pellicola, infatti, segna il passaggio dalla sua comicità di “giullare alle cime di rape” a una recitazione più versatile e misurata, leggera ma al tempo stesso drammatica. Un Banfi, dunque, meno faceto (come direbbe la consuocera di Libero Martini) ma più serio e intenso, in grado di suscitare grandi emozioni. E sì, direte voi, adesso abbiamo proprio esagerato con le parole. Ma queste ultime danno un senso a tutto il resto: buon novantesimo compleanno, caro Lino!
A.M.M.

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