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BERLINO 2006: QUEL SOGNO CHE CI MANCA


Di quei giorni ricordo il caldo, il Super Santos che schizzava leggero sulle mattonelle della Villetta, dietro casa mia - tirato di sbieco per mie provate incapacità di gioco -, l’esame delle medie alle spalle, le note di Svegliarsi la mattina degli Zero Assoluto nelle cuffiette del mio Mp3, il primo amore non corrisposto corteggiato con una rosa e poi quella partita finale contro la Francia, quando Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale di Lippi, alzò la Coppa a Berlino sotto una pioggia di coriandoli, circondato da quei dieci bravi ragazzi che in quella magica notte di luglio ci regalarono l’ultima grande emozione. 





Perfino io, che di calcio non mi sono mai interessato, che ogni volta che facevo un tiro al pallone lo mandavo sempre in palo (che era il tronco di un albero) o fuori campo, sotto una macchina di passaggio in strada, quel 9 luglio 2006 non lo posso dimenticare. E come me tutti i ragazzini di quella generazione, oltre agli adulti sfegatati tifosi che videro il cielo di Berlino tingersi d’azzurro. Perché i mondiali sono un sogno, per tutti. Un’esperienza sensoriale vissuta con i piedi ma progettata con la testa. E non quella di Zidane che colpì in piena fronte Materazzi. La testa pensante dell’allenatore Marcello Lippi, calcolatore di ogni singolo passo. La testa di Buffon in porta. E quelle di Gattuso, Del Piero, Grosso, De Rossi, Pirlo, Toni e Iaquinta con le loro gambe agili e instancabili. Teste piene di un sogno che ho vissuto immedesimandomi nelle loro emozioni, provando maldestramente a muovere i piedi con un minimo di grazia per sentirmi un campione anch’io, con risultati deludenti. Pur portando con orgoglio al polso l’orologio di Spazio24, dedicato alla vittoria italiana di quel mondiale. Ma poco importava, e poco importa. Vent’anni dopo conta solo l’idea. L’idea di un sogno che non viviamo da troppo tempo e che non sappiamo se e quando rivivremo ancora. Perché quel caldo, quella gioia, quei ricordi legati ad un pallone che corre dritto al cuore centrando le emozioni, mancano tanto a tutti. 


A.M.M.


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