ARRIVEDERCI, PEPPINO!
Champagne, per brindare a un addio. O meglio a un arrivederci. Nel buio di una sala gremita, sotto un cono di luce che l’avvolge, un pianoforte a coda è rimasto solo e silenzioso. Quell’uomo, dagli occhiali grandi e il sorriso da bambino, ricurvo sui tasti per farci divertire, ballare e innamorare, se n’è andato.
Peppino Di Capri è passato dall’altra parte del palcoscenico, per godersi finalmente gli applausi di una carriera straordinaria, tra passi di twist e amori romantici e malinconici. Nella memoria di tutti si affastellano titoli, ricordi ed emozioni. La leggerezza del Saint-Tropez twist e Let’s twist again, i brividi di Roberta, la malinconia di Nun è peccato e Champagne, il romanticismo di Un grande amore e niente più. Perché Peppino Di Capri ci ha accompagnati in un viaggio lungo, tra lacrime, sorrisi e battiti di cuore. Un viaggio suggellato, tre anni fa, da un premio alla carriera sul palco dell’Ariston, riscoprendolo fragile, grato e con gli occhi lucidi. Ma come dicevamo, questo non è un addio, è solo un arrivederci. Perché quel pianoforte, illuminato all’angolo di una sala buia, non resterà a lungo in silenzio. Basterà riascoltare uno di quei brani e magicamente ricomparirà tra di noi, seduto a quello sgabello, lasciando scorrere le mani sui tasti inanellando una nota dopo l’altra. Perché Peppino Faiella da Capri era la musica. E la musica non muore, mai. Arrivederci, Peppino!
A.M.M.

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