RITORNERAI, NEL NOME DI PIPPO
La Rai era casa, lui famiglia. La sua presenza rassicurava, teneva compagnia, faceva sorridere ma anche riflettere. Perché la televisione non l’aveva inventata lui, come lasciava credere una leggendaria battuta nata dalla imitazione che faceva di lui Gigi Sabani. Tuttavia, con Pippo Baudo la televisione è cresciuta, si è evoluta, diventando qualcosa di diverso. La Radiotelevisione Italiana deve tanto al suo savoir faire, a quella professionalità spesso scambiata per spocchia.
Da Militello in Val Di Catania - dove era nato novant’anni fa - agli studi di Via Teulada, dalla toga della Legge allo smoking del Decalogo del Sabato Sera, dal Teatro delle Vittorie in Roma all’Ariston di Sanremo, dove tenne a battesimo Giorgia, Laura Pausini e tanti altri, Pippo Baudo ha compiuto un viaggio lunghissimo sulle onde radiotelevisive fluttuando verso le antenne delle nostre abitazioni e regalandoci pagine indimenticabili. Compositore e musicista (Donna Rosa, che ispirò anche un celebre “musicarello”), attore (il Don Rodrigo dei Promessi Sposi del Trio), padrone di casa d’eccellenza dei più bei varietà della Rai, da Canzonissima a Fantastico passando per Domenica In, supremo sacerdote della “messa cantata” nella Città dei Fiori per ben tredici edizioni, il suo contributo alla Storia dello spettacolo italiano è stato talmente grande che risulta difficile eguagliarlo in eleganza, competenza, passione ed educazione. Perché sì, la Rai era educazione, la Rai era eleganza, la Rai era competenza, la Rai era passione. La Rai era casa e famiglia. La Rai era Pippo Baudo. E forse, nel ricordo del suo esempio, del suo lavoro, la Rai può esserlo ancora, famiglia. Se in questa famiglia, come è giusto che sia, si tornerà tutti a darsi una mano.
A.M.M.

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