GINO BRAMIERI, COSA SIGNIFICA RIDERE
Come le raccontava lui, le barzellette, nessuno. Brevi, lapidarie, divertenti: facevano ridere. Era della vecchia scuola, Gino Bramieri. Quel tumore, che ce lo portò via trent’anni fa, il 18 giugno 1996, non gli aveva impedito, non molto tempo prima, di tornare in scena con quello che sarebbe stato il suo ultimo spettacolo. Riuscire a farvi ridere: quasi una promessa. Perché Bramieri apparteneva a quella generazione che della risata aveva fatto la propria missione. Quella del varietà, della rivista, delle platee tutte esaurite.
Come apparivano esauriti loro, comici e teatranti che si sfidavano tra battute e gag, semplici ma efficaci. Tra giochi di parole, velati doppi sensi e mimiche insuperabili. Bramieri apparteneva alla generazione di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, di Walter Chiari e Carlo Campanini, di Carlo Dapporto e di Tino Scotti. Umorismo raffinato, quello del Dopoguerra. Tra ballerine succinte e attori di razza pronti al fiasco o al successo con la medesima consapevolezza: ci vuole passione, sempre. La passione di Gino Bramieri era far ridere, appunto. E farlo con le barzellette o con giochi di parole poco importava. Il risultato era sempre ugualmente esilarante. Milanese, bergamasco, genovese - imparato alla “scuola” di Gilberto Govi - erano i dialetti prediletti per le sue burle. Il primo, naturalmente, per ragioni geografiche e sentimentali. E la sua Milano, che era ancora quella della nebbia, del panettone e della Madonnina, l’ha visto nascere, crescere e diventare un signore del palcoscenico. Perché sì, ha avuto un peso il cinema, tra le commedie balneari di Girolami e i “musicarelli” di Fizzarotti, ha avuto importanza la televisione con l’Amico del Giaguaro di Corrado, il Carosello del Moplen, i varietà con Vianello e Mondaini, il GB Show, fino alla gara di barzellette de La sai l’ultima?, in quel passaggio sulle reti Fininvest sancito dalla sit-com Nonno Felice che gli diede rinnovata popolarità, ma Gino Bramieri è rimasto fino in fondo un simpatico ragazzone che amava far ridere guardando il pubblico negli occhi. Ecco perché negli ultimi anni, nonostante la malattia, nonostante quel tumore che gli tolse le forze Gino Bramieri era tornato in scena, riproponendo i suoi cavalli di battaglia e sperando, come nel titolo di quel suo ultimo spettacolo, di riuscire a far ridere ancora e ancora. E a tanti anni di distanza, ogni volta che il suo faccione sorridente riappare in video, ogni volta che lo riascoltiamo raccontare una barzelletta, ogni volta che un suo sketch fa capolino in Tv tra “teche” televisive e operazioni amarcord Gino Bramieri, con buona pace della sua anima, riesce sempre a strapparci un sorriso. E allora, solo allora, ci rendiamo conto di cosa significhi far ridere, per davvero.
A.M.M.
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