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 ENZO DE FILIPPO, UN UMANOIDE DAL GENIO FAMILIARE

Un uomo semplice, un artista raffinato. Enzo De Filippo possedeva una grande dote: saper coniugare la spontaneità della provincia con la raffinatezza e l’estro del panorama artistico internazionale. I suoi quadri erano una mescolanza apparentemente sconclusionata di linee, curve, punti, figure variamente geometriche e colori, tanti colori. Giallo, verde, rosso, blu, viola, azzurro. Giochi di tonalità e di ombre. Rappresentazioni al tempo stesso lineari e complesse, eteree e concrete. L’umanoide, la figura stilizzata che compariva nei suoi dipinti più astratti, rivelava quella ricerca interiore sui perché dell’esistenza umana. 



Perché al di là di ritratti e paesaggi bellissimi, era quel guazzabuglio di colori e di figure la sua specialità. Quadri in cui si aveva il piacere di perdersi cercando di capire cosa lo avesse ispirato. A meno che non fosse lui stesso a dichiararlo, accogliendoti nelle sue mostre di pittura: da quelle estive nella sua amata Lagonegro, in Basilicata, alle diverse personali in Italia e in Europa. Il suo cuore, però, un miscuglio di emozioni, saperi, sapori e colori, batteva sempre per la sua Lucania. Una terra amata e mai abbandonata che l’ha visto nascere, crescere, sognare, tentare e riuscire. E anche se aveva messo su famiglia nella vicina Praia a Mare, in Calabria, dove un infarto ce lo portò via troppo presto, nel settembre 2012, l’essenza lucana non l’aveva mai persa. Schivo, riservato, modesto, buono con chiunque, lontano da qualsivoglia polemica o cattiveria, Enzo De Filippo era riuscito a rimanere se stesso anche dopo gli scrosci di applausi alle mostre e i premi vinti. Forse, oggi, nel giorno del suo settantesimo compleanno, avrebbe apprezzato maggiormente il Premio a suo nome organizzato ogni estate a Lagonegro dall’Associazione Donata Doni in collaborazione con la sua famiglia. Perché quel premio, riconoscendo il talento di giovani e meno giovani nella pittura come nella letteratura, celebra soprattutto la sua umanità, il coraggio di rimanere sempre fedele a se stesso. Enzo De Filippo era un po’ come i suoi umanoidi: pronto a perdersi tra sogni e fantasticherie, immerso nei colori delle sue tele. Avrebbe sicuramente meritato molto di più di quello che ha avuto. Ha pagato, probabilmente, la  mancanza di tecnica e di metodo (anche se, va detto, frequentò l’Accademia di Belle Arti) e la ferrea volontà di non recidere le sue radici. Ma proprio questo ancorarsi forte alla sua terra, il desiderio profondo di non deludere chi gli voleva bene oltre l’artista, ne hanno fatto un grande uomo. O meglio: un umanoide dal genio familiare.

A.M.M.

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