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SERGE REGGIANI, UNO SGUARDO DA RISCOPRIRE


La luce della malinconia su un volto simpatico. La depressione che rode dentro, dopo un grande dispiacere - il suicidio del figlio - e la folle “cura” a base d’alcol, nella speranza di stare meglio. Non stava bene da tempo, Serge Reggiani, quando vent’anni fa, il 22 luglio 2004, un attacco cardiaco lo strappò alla vita. 





Nato a Reggio Emilia nel ’22, cresciuto tra Parigi e la Normandia, allievo di Cocteau, attore prodigio oltralpe accanto a Simone Signoret in “Casco d’oro”, Serge Reggiani aveva fatto della recitazione una 

passione e dell’antifascismo socialista la sua ragion d’essere. Forse questo spiega il perché, da noi in Italia, la sua presenza e la sua fama sono legate a film dal particolare spessore sociale, come “Tutti a casa” di Comencini, accanto a Sordi, ispirato ai fatti successi all’indomani dell’8 settembre, e “I sette fratelli Cervi” di Gianni Puccini, accanto a un altro attore "impegnato", Gian Maria Volonté. Lo sguardo malinconico, però, era proprio quello di Sergio, lo scrittore di infelici speranze nel “cenacolo” de “La terrazza” di Ettore Scola, accanto a commensali di rilievo come Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Jean-Louis Trintignant. Uno sguardo che merita di essere riscoperto e che ho provato a raccontarvi qualche tempo fa, nell'articolo che potete leggere al link seguente.

https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2022/05/reggiani-un-italien-d-oltralpe-dovremmo_2.html

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