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 LAVORATORI "VISIBILI" E "INVISIBILI", BUON PRIMO MAGGIO!


"Mentre voi dormite, La Trippa lavora!", gridava a squarciagola Totò, molestando gli inquilini del suo stabile nel cuore della notte, nei panni di un ex bersagliere in lista alle elezioni politiche. Quel film ("Gli onorevoli" di Sergio Corbucci) lo conoscete sicuramente tutti, come l'ironica battuta sul suo stesso nome, "La Trippa". Ovvero una ingenua strizzata d'occhio al fatto che di notte "la trippa", ovvero la pancia, lavora. Mi è venuta in mente questa scena pensando al senso della Festa del Lavoro, che si celebra oggi, primo giorno del mese di maggio. 




Perché è vero che si tratta di una data simbolica, che unisce tutti, ed è anche vero che sono molte le persone costrette a lavorare anche in questa giornata. Ma è pur vero che esiste un lavoro silenzioso, proprio come quello che "la trippa" fa in fase di digestione o di riposo del corpo. Sto parlando del lavoro di pensiero. Credo sia l'unico tipo di impiego che non conosca festività, giorni di riposo o ferie. I nostri cervelli lavorano come matti, dalla mattina alla sera, passando per la notte, e spesso quel tipo di lavoro viene considerato di poco conto. E invece, per quanto lavorare i campi, stare in fabbrica attaccati ad una macchina (i classici lavori "duri" designati anche da Marx come "alienanti") sia qualcosa di terribilmente pesante, studiare su un libro o fare calcoli matematici non è certamente meno faticoso. Sicuramente, parliamo di due stanchezze diverse, eppure la condizione di stress di una persona non cambia poi molto. Inoltre vi è poi anche il "pensiero per diletto", quello che praticamente facciamo tutti. Mentre guardiamo la Tv, mentre aspettiamo un mezzo pubblico alla fermata, o quando ce ne stiamo seduti o distesi da qualche parte, ad oziare, non riuscendo a riposare per "i troppi pensieri". Cesare Pavese diceva che "lavorare stanca" e non credo che un uomo come lui si riferisse soltanto alla fatica fisica. Perché ciò che logora davvero sono proprio i pensieri. Sono come tarli nel legno: si mettono di impegno a perforarci le tempie costringendoci a fissarci su determinate cose, magari  anche quando non c'è possibilità di trovare una soluzione. Questo non sarebbe lavoro? Io credo di sì, per quanto celato agli occhi del mondo. D'altra parte, come scriveva Victor Hugo: "Un uomo non è un pigro, se è assorto nei propri pensieri. Esistono un lavoro visibile ed uno invisibile". Pertanto, prendendo a prestito le sue parole, volevo augurare un buon primo maggio anche ai lavoratori "invisibili", macinatori di pensieri (ai quali mi onoro di appartenere), nella speranza che possano, almeno per qualche ora, godersi il meritato riposo.


                                                                                                                                                A.M.M.


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