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 SARAH FERRATI, "LA" SCENA


Appassionata, ironica, sagace. Una presenza scenica insuperabile, resa ancor più raffinata da una dizione perfetta e una recitazione tagliente. Sarah Ferrati è stata molto di più di un'attrice teatrale. È stata ed è l'icona del palcoscenico illuminato, invaso dagli applausi di una platea entusiasta mentre il sipario si chiude sul suo volto duro e spigoloso. L'immagine di una tradizione teatrale ormai scomparsa, accanto a nomi come Nino Besozzi, Paolo Stoppa e Rina Morelli, Carlo Ninchi, Andreina Pagnani, Vittorio De Sica. Un mondo in cui la Ferrati fece il suo ingresso nel 1928, dopo il diploma all'Accademia dei Fidenti di Firenze, nella sua Toscana - dove nacque, a Prato, il 9 dicembre 1909. 



La consacrazione arrivò tra il 1933 e 1934, quando prese parte a due importanti pièce: "La rappresentazione di Santa Uliva" per la regia di Jean Copeau, accanto alla Pagnani (protagonista) e a Rina Morelli, e la shakespeariana "Sogno di una notte di mezza estate" diretta da  Max Reinhardt. 


In alto, Sarah Ferrati con Nino Besozzi in "Una donna senza importanza" (1940).
In basso, con Paolo Stoppa ne "La bella avventura" (1942).


                                   


Passando ben presto da ruoli di attrice giovane a quelli di "prima donna", all'indomani della Seconda guerra mondiale Sarah Ferrati era già diventata una diva della scena. Prese parte alla compagnia del Teatro Eliseo di Roma, dove si cimentò in opere di Pirandello, Shaw, Checov, Ibsen diretta da registi come Orazio Costa ed Ettore Giannini.


Sarah Ferrati nella "Medea" di Strehler (1952).

Ma negli anni '50 la sua recitazione così energica e "viva" fece la fortuna di due grandi come Visconti e Strehler. Per il primo fu una straordinaria Medea nell'omonima tragedia di Euripide, per il secondo la pazza contessa Aurelia protagonista de "La folle de Chaillot" di Jean Giraudoux. Col decennio successivo, la sua presenza sulle scene divenne sempre meno frequente, ma ogni qual volta appariva, gli occhi dello spettatore erano tutti per lei. Come nel 1963, quando Franco Zeffirelli le offrì la parte della protagonista Martha in "Chi ha paura di Virginia Woolf?", accanto ad Enrico Maria Salerno. 


Da sinistra, Umberto Orsini, Sarah Ferrati, Enrico Maria Salerno e Manuela Andrei in "Chi ha paura di Virginia Woolf?" di Zeffirelli (1963).


Un talento senza precedenti, accresciutosi e raffinatosi col tempo, tra una partecipazione televisiva (memorabile in "Sorelle Materassi" accanto alla vecchia "compagna" Morelli) e una pièce. L'ultima fu "Gallina vecchia", una commedia del fiorentino Augusto Novelli. L'ultimo regalo prima di andare via, il 3 marzo 1982, a causa di una emorragia cerebrale. 


Da sinistra, Rina Morelli, Giuseppe Pambieri e Sarah Ferrati in "Sorelle Materassi" (1972) di Mario Ferrero.


Da allora, sono trascorsi quarant'anni, ma come dicevo prima, la sua eredità d'artista è sopravvissuta. Non solo nelle opere e nelle attrici a lei contemporanee, in chi ha avuto la fortuna di vederla recitare, di apprendere i suoi segreti (fu anche insegnante all'Accademia d'arte drammatica di Roma), ma anche in chi ha semplicemente seguito le sue orme. Segni che perdurano in tutti i teatri a cui Sarah Ferrati ha regalato una parte di sé. Perché lei non ha semplicemente dominato la scena, lei era "la" scena.

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