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 LUCIO DALLA: LA VITA "FUTURA"


Caro Lucio, ti scrivo, così mi distraggo un po', e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò.

Non potrebbe che iniziare così una lettera indirizzata ad un vero grande della musica italiana. Un musicista, un jazzista, un cantautore, un poeta. Un "omino piccolo così" dal cuore grande sotto il basco di lana e gli occhiali. Quelli riprodotti sulla copertina di "Dalla", l'album con cui fece il suo ingresso negli anni '80, già reduce da successi come "4 marzo 1943" e "Piazza Grande". Omaggi alla sua infanzia e alla sua città. A quella Bologna in cui Lucio Dalla nacque e a cui rimase legato per tutta la vita. Una vita piena di musica, piena d'amore, nel senso ampio e puro del termine. Amore per gli altri, amore per gli ultimi, come i senzatetto o le prostitute che invitava ai suoi concerti. Amore per il jazz, che ancora adolescente lo aveva visto diventare un virtuoso del clarinetto e duettare con Chet Baker. 



Amore per la poesia e per le parole, che sgorgavano direttamente dal cuore in quei testi meravigliosi del cantautore Dalla. Brani come "L'anno che verrà", in cui si fondevano speranza e rassegnazione, e "Cara". Brani come "Caruso", di una poesia struggente e appassionata. Brani più frivoli o meno frivoli, caratterizzati da una voce unica e da quei gorgheggi inimitabili. Come l'indimenticabile "Dubudadubudububà" di "Lunedìfilm", la sigla della prima serata cinematografica di Rai 1 andata in onda per oltre vent'anni dal 1986. Trattasi di quaranta secondi di note e di un verso, ma talmente perfetto (grazie anche alla musica degli Stadio, il suo ex complesso) da rimanere impresso nella memoria. Ecco, in una lettera a Lucio Dalla, bisognerebbe scrivere tutto questo. Raccontargli che, è vero, "qualcosa ancora qui non va", mai come in questi giorni di paura e di guerra, ma è anche giusto vivere di speranza, non negare un aiuto, pregare ed amare, proprio come faceva lui, da buon cristiano di spirito francescano ma anche da laico fiducioso nell'umanità. E la sua fiducia, nella vita e nell'amore, emerge dalle sue note, dalla sua musica. Che fosse rock o jazz, beat o "impegnata", la musica di Lucio Dalla era viva, vitale, aperta al futuro. "Futura", non a caso, parlava anche di questo. "Il motore del 2000" - contenuto nell'album "Automobili" - parlava delle auto del domani e degli scarichi "calibrati", divenuta poi colonna sonora dello spot della Fiat Uno Fire nel 1991. Un futuro a cui guardava ancora dieci anni fa, il 1° marzo 2012, quando il suo cuore si fermò all'improvviso, in Svizzera, dove si trovava per una tournée. Ma la sua anima, quella, non si è fermata affatto. Continua a girovagare sotto i portici di Bologna, all'ombra delle Due Torri, portando avanti il suo sogno di futuro e d'amore, di fiducia e di ottimismo. E quel futuro, con le sue canzoni, continuiamo a sognarlo anche noi.

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