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 ESTELLA BLAIN: FRAGILE ICONA


È triste cominciare il nuovo anno ricordando chi, quarant'anni fa esatti, decideva di togliersi la vita. È triste soprattutto perché di lei, probabilmente, si ricorderanno in pochi. Eppure Estella Blain aveva conosciuto un periodo di grande splendore nel mondo dello spettacolo, ottenendo popolarità e successi anche nel nostro Paese. Bionda, formosa, sguardo azzurro e malinconico su un volto candido, la Blain iniziò a muovere i primi passi sul palcoscenico nella sua Parigi - dove nacque il 30 marzo 1930 -, dopo aver frequentato i Cours Simon, ma raggiunse ben presto anche il grande schermo, spostandosi dalla Francia al resto d'Europa. 


                         


Nei primi anni '60 soggiornò a lungo in Italia. Venne diretta prima da Domenico Paolella nel film d'avventura "I pirati della costa", poi da Camillo Mastrocinque nel farsesco "Totòtruffa'62"- in cui interpretava la ribelle collegiale figlia di Totò. Ma la popolarità internazionale arrivò con "Miss Muerte" di Jesús Franco, il thriller iberico di cui fu protagonista nel 1966. In Francia, tuttavia, ottenne consensi anche come cantante, incidendo molti brani per bambini e canzoni d'amore come la struggente "Solitude". E la solitudine arrivò per davvero. Una carriera svanita di colpo e una vita  forse infelice (tre matrimoni e tre divorzi, il primo con l'attore Gérard Blain, da cui prese il nome d'arte) la spinsero a mettere un punto alla sua esistenza il 1° gennaio 1982, sparandosi un colpo alla tempia su una spiaggia privata. Ebbene, nell'anniversario di quel tragico evento, volevo ricordare Estella Blain, fragile icona del cinema, riproponendovi l'ampio articolo da me redatto due anni fa, a novant'anni dalla sua nascita. 

L'articolo è fruibile al seguente link: 

https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2020/03/estella-blain-parabola-di-una-stella.html

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