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 GISELLA SOFIO: SIMPATICA  SNOB


 Divertente, elegante, raffinata. Gisella Sofio passò praticamente la sua vita sulle scene, dagli anni '50 fino alla sua scomparsa, soli quattro anni fa. Una vita artistica vissuta un po' sullo sfondo, in una penombra tuttavia illuminata dalla luce della sua recitazione brillante. Con quell'aria da signora snob e petulante, ciarliera e altezzosa, ha saputo regalarci sapienti caratterizzazioni in grado di consacrarla alla storia.



Nata a Milano il 19 febbraio 1931, la Sofio dimostrò precocemente un interesse per lo spettacolo. Ancora studentessa imitava le sue professoresse facendo ridere le compagne che poi, con grandi doti persuasive, riusciva a portare a casa sua per dar loro lezioni di inglese e francese, lingue da lei parlate correntemente. Strumenti, questi, che le saranno utilissimi al suo debutto, per caratterizzare quelle figurazioni da lei rese con una precisione quasi maniacale. 



Gisella Sofio con Tino Carraro in "A qualcuna piace calvo" (1960) di Mario Amendola.

Talmente splendide da risaltare all'occhio dello spettatore, nonostante fossero ruoli di contorno, ai margini di numerose pellicole di quella commedia brillante che fece scuola nel Dopoguerra. Mario Mattòli, Mario Amendola, Marino Girolami, ma anche Sergio Corbucci (nella parodistica "Lo smemorato di Collegno" accanto ad un vulcanico Totò), furono tra i registi con cui Gisella Sofio fece le sue prime esperienze sul grande schermo, dopo aver debuttato come soubrette nel teatro leggero. 



Gisella Sofio e Franco Giacobini ne "Lo smemorato di Collegno" (1962) di Sergio Corbucci.


Ma sul palcoscenico diede gran prova di sé soprattutto nella commedia musicale "Enrico '61" accanto a Renato Rascel, col quale la Sofio lavorò anche in televisione. Perché il suo talento e la sua gradevole presenza le consentì di sperimentare un po' di tutto. Non solo teatro e cinema, comico e drammatico (lavorò con Antonioni e Avati), ma anche radio e televisione: dai gloriosi sceneggiati fino alle moderne fiction televisive, dove ritornò con qualche capello bianco in più ma con la medesima verve, conservata fino alla fine dei suoi giorni (sopraggiunta il 27 gennaio 2017), che interruppe all'improvviso la sua carriera.



Da sinistra, Fabio Fulco, Stefania Sandrelli, Gisella Sofio  e Gianfranco D'Angelo ne "Il crimine non va in pensione" (2017) di Fabio Fulco.


L'ultimo film da lei interpretato ("Il crimine non va in pensione") uscì nelle sale qualche mese dopo la sua scomparsa, così come la fiction Rai "Tutto può succedere". Un'arte, dunque, che è riuscita a valicare i confini della sua esistenza tanto è vero che la sensazione che si ha è che, prima o poi, spunti fuori da qualche parte, con quell'aria aristocratica, da prima della classe, pronta a deliziarci con la sua simpatia.

E proprio a quella simpatia, alla sua pregevole presenza scenica, sempre raffinata e mai fuori luogo, ho voluto dedicare qualche riga quest'oggi, in occasione del suo mancato novantesimo compleanno.

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