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 CLARK GABLE, "IL" DIVO


"Francamente me ne infischio". Una battuta talmente celebre tanto da esser diventata un modo di dire. Una frase che, al di là di una carriera ben più ampia e illustre, ha legato per sempre Clark Gable allo sfacciato avventuriero Rhet Butler. Non a caso, "Via col vento", uscito nelle sale statunitensi nel 1939 - e da noi proiettato solo dopo la fine della Seconda guerra -, è ancora oggi un colossal senza tempo e Gable è considerato uno dei più grandi interpreti di quella straordinaria stagione cinematografica.



La sua effige è tuttora l'emblema del cinema hollywoodiano: sguardo ammaliatore, capelli lucidi di brillantina, baffetti stretti sulle labbra e quelle orecchie troppo "a sventola" che dopotutto non lesero mai il suo fascino. La sua carriera incominciò a Hollywood negli anni '20, dove arrivò dall'Ohio dove era nato, a Cadiz, il 1° febbraio 1901. Figlio di povera gente, cresciuto dal padre (la madre morì quando era molto piccolo) e dalla sua nuova compagna, abbandonò gli studi ben presto iniziando a lavorare in una fabbrica di pneumatici. Scoprì il teatro, se ne innamorò, entrando in una compagnia di attori girovaghi, per poi svoltare in quella di Josephine Dillon (molto più grande di lui), che divenne la sua prima moglie. Proprio grazie a lei imparò l'arte ed esordì sui palcoscenici di Broadway, approdando al cinema nel 1924, col film "White Man", di Louis J. Gasnier.



Clark Gable con Claudette Colbert in "Accadde una notte" (1934) di Frank Capra.


Di lì a poco William Clark Gable divenne il "Clark" che tutti noi abbiamo amato: seduttore, sfacciato, rude ma romantico, simpatico e mascalzone, grazie ad un contratto con la Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) che gli impose anche di rifarsi la dentatura e "correggere" le imperfezioni delle sue orecchie, facendone una star fin dai primi anni '30. 


 
In alto, Clark Gable e Loretta Young ne "Il richiamo della foresta" (1935) di  William A. Wellman.
In basso, con Grace Kelly in "Mogambo" (1953) di John Ford.


Tra le più celebri pellicole ricordiamo "L'angelo bianco" (1931), "Accadde una notte" (1934) - che gli valse un Oscar come miglior attore protagonista -, "Il richiamo della foresta" (1935), "La tragedia del Bounty" (1935) fino ad arrivare allo sfortunato - in termini di incassi - "Mogambo" (1953) e a "10 in amore" (1958), accanto a splendide partner come Claudette Colbert, Ava Gardner, Grace Kelly e Doris Day. Senza contare Vivien Leigh/Rossella O' Hara in "Via col vento": la pellicola che con i suoi dieci Oscar e un'ovazione senza pari di pubblico e critica consacrò Gable in maniera definitiva sul piedistallo dei Grandi. Grazie anche a quella battuta - resa per noi dalle pregevoli corde di Emilio Cigoli, indimenticato doppiatore - che ha fatto storia quanto se non più del suo personaggio.



Clark Gable e Vivien Leigh in "Via col vento" (1939) di Victor Fleming.


Sullo sfondo poi del seduttore gentiluomo, del villain dei primi film c'è il Clark Gable privato: persona amabile, affabile e generosa, con il suo carnet di conquiste. Il suo charme, infatti, venne fuori anche nella sua vita sentimentale, costellata da cinque matrimoni e numerosi flirt, tra cui quello con l'attrice Loretta Young, che gli diede una figlia illegittima - l'attrice Judy Lewis. Tuttavia, l'unico vero amore - a detta degli esperti - pare sia stata la sua  terza moglie, Carole Lombard, deceduta prematuramente in un incidente aereo. Dopo la sua morte, nel 1942, Gable lasciò per qualche anno il cinema arruolandosi volontario nell'aviazione americana, partecipando anche alla Seconda guerra mondiale in Europa.



Clark Gable e Doris Day in "10 in amore" (1958) di George Seaton.


Ma importante anche ricordare l'ultima moglie, Kay Spreckels, che gli diede un figlio, John Clark, che l'attore non vide mai nascere. Infatti, Clark Gable morì pochi mesi prima, nel novembre 1960, a causa di un infarto, facendo appena in tempo a terminare le riprese del suo ultimo film, "Gli spostati", accanto a Marilyn Monroe. L'ultima pellicola di quel decennio, in verità poco soddisfacente, se paragonato ai fasti degli anni '30, quando il mito Gable prese piede, consacrandosi alla leggenda, prima ancora della sopracitata battuta ancora oggi iconica.



Clark Gable e Marilyn Monroe ne "Gli spostati" (1961) di John Juston.


E tuttavia, a centoventi anni dalla sua nascita e ad ormai ventuno dalla fine del novecento, un secolo d'oro per il cinema mondiale - americano in tal caso -, Clark Gable, con la sua gentile figura, il suo fascino senza tempo e la sua indubbia bravura scenica, rimane in maniera indiscussa l'unico vero Divo che il grande schermo abbia mai avuto.

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