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 JAMES DEAN: VITA "BRUCIATA" 


Chissà come sarebbe andata. Chissà che aspetto avrebbe oggi James Dean, compiuti i novant'anni. Di certo non sarebbe il bel ragazzo biondo di quel 1955, anno della sua consacrazione a star del cinema e, ironia della sorte, anno della sua morte, rincorsa ad oltre cento all'ora a bordo della sua "Little bastard", la piccola bastarda, la sua Porsche 550 spyder. Aveva solo ventiquattro anni e una carriera luminosa davanti a sé. Da poco aveva debuttato da protagonista in tre film. L'ultimo uscito nelle sale quando già non c'era più, e forse questo contribuì ancor di più a farne un mito. Ma sarebbe disonesta un'affermazione del genere, perché "Jimmy" Dean era davvero bravo. 



Era difficile capire se si immedesimasse nel personaggio fino in fondo oppure se era lui ad essere realmente così: affascinante, ribelle, indomito. Certo è che all'Actors Studio, il tempio della recitazione di New York, città in cui era approdato nel 1951 dall'Indiana - dove era nato l'8 febbraio 1931 -, gli avevano insegnato che il miglior modo per interpretare un personaggio fosse semplicemente esserlo. Tuttavia c'era qualcosa di più: una sofferenza di fondo, vissuta sulla propria pelle. Senza dubbio la sua infanzia dolorosa, segnata dalla perdita prematura della madre e dal padre che lo affidò agli zii che volevano farne un avvocato. "Jimmy" però non voleva. Lui desiderava studiare teatro, diventare attore. Ci riuscì: all'Actors Studio seppe farsi notare e nel giro di pochi anni passò dagli spot pubblicitari ai telefilm, dal teatro al cinema. 



    James Dean con Nathalie Wood in "Gioventù bruciata" (1955) di Nicholas Ray.


Il 1955 fu l'anno della consacrazione. James Dean debuttò da protagonista in quei tre film, girati uno dietro l'altro: "Gioventù bruciata, "Il giardino dell'Eden" e "Il gigante". I personaggi di Jim, Jett e Cal fecero salire "Jimmy" agli onori di Hollywood. I riflettori erano tutti puntanti su di lui, come gli occhi delle donne. 


   

In alto, James Dean con Julie Harris ne "La valle dell'Eden" (1955) di Elia Kazan.
In basso, con Elizabeth Taylor ne "Il gigante" (1956) di George Stevens.



Ma, a quanto pare, gli unici occhi che riuscirono a conquistarlo furono quelli di Anna Maria Pierangeli, attrice nostrana, conosciuta nell'estate del 1954, quando lei era impegnata nelle riprese de "Il calice d'argento" di Victor Saville. I due si innamorarono, lui era pronto anche a sposarla, ma la madre di lei era contraria. La ragazza, tuttavia, continuò a farsi vedere in giro con "Jimmy" salvo, all'improvviso, accettare la proposta di matrimonio dell'attore Vic Damone, convolando a nozze con lui qualche mese dopo - il primo dei due infelici matrimoni dell'attrice. 



James Dean con Anna Maria Pierangeli.


James Dean pare ci soffrì molto, ma non passò molto tempo e ritornò alla sua vita di "bello e dannato" e sul set, con quei film che lo consegnarono alla storia, e per sempre. Perché soltanto pochi giorni dopo la fine delle riprese de "Il gigante", il 30 settembre 1955, la vita di "Jimmy" si concluse a folle velocità sulla sua "Little bastard", schiantandosi contro un'altra auto e morendo sul colpo, lasciando ai posteri la sua immagine di eterno giovane tenebroso.

Il volto di un angelo dall'anima in fiamme, "bruciata" come la vita che stava fuggendo. Forse per scappare dalle sue stesse paure, dall'insoddisfazione di una vita infelice, dagli amori delusi, contro una carriera promettente costruita sulla ceneri di un'infanzia finita troppo presto e di una età adulta ancora acerba. Un'esistenza sfumata nel pieno del successo e consacrata alla leggenda.







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