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CIAO, PAOLO!


 Erano i Mondiali 1982. Quelli del 3 a 1 contro la Germania dell'Ovest (c'era ancora il Muro). Quelli del presidente Pertini che esultava dagli spalti del Santiago Bernabéu come un tifoso qualunque. Ebbene lì, su quel prato verde che vide gli azzurri "campioni del mondo", tutti gli occhi erano puntati su di lui: quel ragazzo dalla folta chioma, agile come una gazzella, che aveva consegnato tre reti contro il Brasile, e che nella sopracitata partita conclusiva segnò il primo dei tre goal che aggiudicarono la vittoria all'Italia in un mondiale entrato nella storia nazionale, non solo in ambito calcistico. Era l'Italia di Enzo Bearzot, Dino Zoff, Franco Causio e anche lui, Paolo Rossi, che ebbe la sua rivincita in quel campionato leggendario.



Ne aveva fatta di strada da quando giocava dilettante nella sua Prato. A sedici anni era già alla Juventus, poi il Lanerossi Vicenza e infine il Perugia, dove nel 1980 era stato squalificato (con l'accusa di aver truccato una partita). Quell'estate del 1982 per Paolo Rossi significò la "resurrezione". Con la maglia della nazionale azzurra portò avanti quel "sogno italiano" che vide proprio lui, con la sua eleganza e la sua rapidità, portare la squadra al primo posto della classifica. Poi vennero il Milan e il Verona con cui concluse la sua carriera, ma nella memoria italica Paolo Rossi rimane uno degli undici "angeli" di quel firmamento calcistico che in terra iberica fecero sventolare il tricolore in anni in cui il calcio era ancora molto sport e poco business. Perché - lo dice un non amante del calcio - correre dietro un pallone può essere un sogno bellissimo che si realizza quando, con fatica e con sudore, quel pallone viene portato dritto in rete, attraverso un gioco di squadra che ha la forza della determinazione e la complicità dell'amicizia. Ebbene, ci sono nomi che in questo "sogno" hanno creduto e ne sono stati indiscussi protagonisti: da Valentino e Sandro Mazzola a Gianni Rivera, da Roberto Baggio a Francesco Totti e Alessandro Del Piero. Una storia di gentiluomini, di persone per bene che hanno fatto del calcio la propria vita consacrandosi alla leggenda. E tra questi, un posto di tutto rispetto merita anche Paolo Rossi, volato via troppo presto con la stessa leggerezza che aveva sul campo, e le cui imprese resteranno indelebili nel cuore di chi ama la storia - in senso ampio - e i suoi "eroi" normali. Ciao, Paolo!

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