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BENEDETTO CASILLO: SETTANT'ANNI DI "SALVATORE" (E NON SOLO)

 Salì sul palcoscenico da ragazzino, quasi "per caso". Rifiutato dalla squadra di calcio della gioventù francescana di cui faceva parte, gli venne proposto di far parte della piccola compagnia teatrale dello stesso convento. Così, sebbene non troppo convinto, fece un tentativo. Provò dei costumi, si guardò allo specchio e giurò a se stesso che mai più ci avrebbe messo piede. In realtà, non andò affatto così, perché Benedetto Casillo, brillante attore napoletano, calca il palcoscenico da oltre cinquant'anni, oltre a qualche apparizione in televisione e al cinema.


La più celebre è quella nel film "Così parlò Bellavista" (1984) dell'amico Luciano De Crescenzo, in cui interpretava Salvatore, uno dei tre portieri dello stabile in cui abitava l'esimio professor Bellavista/ De Crescenzo, di cui era uno dei più devoti "discepoli". Ruolo che, senza dubbio, lo rese noto al pubblico italiano tutto, visto che nella sua Napoli - città in cui è nato il 2 luglio 1950 - era già molto conosciuto.

Benedetto Casillo con Sergio Solli in "Così parlò Bellavista".

                                                                                         

Difatti, dopo l'esperienza in ambito amatoriale, Benedetto Casillo iniziò a calcare il palcoscenici della città, esordendo alla fine degli anni '60 con "La scuola dei padri" di Anouilh. Qualche anno dopo, però, arrivò il primo grande successo, grazie all'incontro con un altro grande attore partenopeo, Renato Rutigliano - anche lui presente nel film di De Crescenzo -, col quale fondò il duo "I Sadici Piangenti": una coppia comica davvero esilarante e ben assortita tanto che i loro sketch, come i loro dischi - sono ancora oggi ricordati.
Ma Benedetto Casillo, da buon napoletano oculato e figlio di gente semplice - suo padre era un guardiano notturno, sua madre una lavandaia -, per diversi anni affiancò alla recitazione un lavoro "normale", come geometra impiegato al comune di Napoli.


Benedetto Casillo e Renato Rutigliano: "I Sadici Piangenti".

                                                                              


Lavoro che lasciò soltanto nel 1983, quando - per via della sua fama d'artista - divenne per lui impossibile lavorare senza che qualcuno lo ostacolasse nelle sue mansioni, chiedendogli autografi (o peggio), credendo che stesse scherzando - come quando fu incaricato, dopo il terremoto dell'80, di segnalare e far evacuare i fabbricati pericolanti. Nel frattempo, poi, avvenne anche l'incontro che segnò la sua vita, umana e professionale: quello con l'ingegnere-filosofo e scrittore  Luciano De Crescenzo. Si conobbero in una nota trattoria (oggi non più esistente) nei pressi della stazione di Mergellina a Napoli, ritrovo di muratori, artisti, giornalisti ed attori, dove Casillo si esibiva nella classica "posteggia".
Fu così che, quando De Crescenzo decise di trarre un film dall'omonimo bestseller, affidò a Benedetto Casillo uno dei ruoli più amati: quello del vice sostituto portiere Salvatore.
Tra le tante gag comiche del film, gran parte delle battute memorabili sono le sue: dall' "abbonamento completo addu Natasha" - una "signorina" di sua conoscenza - come alternativa economica e salutare alla droga, al "Prufessò, resistete!", urlato per sostenere il povero Bellavista, intrappolato nell'ascensore.


Da sinistra: Sergio Solli, Benedetto Casillo e Luciano De Crescenzo ne "Il mistero di Bellavista".


E la bravura di Casillo fu tale che venne ingaggiato da De Crescenzo anche nei suoi due film successivi: "Il mistero di Bellavista" (1985), in cui tornò a vestire i panni di Salvatore, e "32 dicembre" (1988).
Anche in questi ci sono "siparietti" degni di nota. Nel primo, la famosa discussione con Bellavista e il netturbino Saverio (Sergio Solli) sull'arte moderna - "È arte o è 'na strunzata?". Nel secondo, una divertente lezione sul tempo, tenuta sempre da De Crescenzo (nei panni di uno psicologo), che cerca di fargli capire come il presente non esista - secondo la concezione di sant'Agostino - con un divertente "giochetto" di mani.
Tuttavia, Benedetto Casillo resta soprattutto un attore teatrale. Sebbene ancora oggi appaia spesso in alcuni film, la sua "arena" rimane il palcoscenico, dove negli anni ha portato in scena commedie scritte di suo pugno, opere eduardiane, ma anche pièce classiche, cimentandosi ad esempio con Beckett diretto dal regista Pierpaolo Sepe.


Benedetto Casillo a teatro con "Sik-Sik, l'artefice magico" di Eduardo De Filippo.

                                                                                              
E proprio in teatro - fino a non molti mesi fa - Benedetto Casillo è tornato ad interpretare il "suo" ruolo. Nel 2018, infatti, il cult di De Crescenzo, "Così parlò Bellavista", è stato riproposto in versione teatrale, sotto la direzione di Geppy Gleijeses (nel ruolo che fu di De Crescenzo), raggiungendo un grande successo in tutta la Penisola. L'unico ad aver mantenuto il suo ruolo originario - anche Gleijeses era presente nel film, nei panni del genero di Bellavista - è proprio Casillo, come se nessun'altro, in fondo, avrebbe mai potuto interpretare quel ruolo con cui la gran parte del pubblico l'ha sempre identificato.


Benedetto Casillo con Geppy Gleijeses nella trasposizione teatrale di "Così parlò Bellavista".

                                                       
Io stesso, grande lettore e "spettatore" del compianto Luciano De Crescenzo - scomparso quasi un anno fa -, l'ho conosciuto proprio in quelle vesti.
Ma parlare di Benedetto Casillo non significa soltanto parlare di cinema e teatro, ma anche di cultura in senso più ampio. Infatti, l'attore è anche un profondo conoscitore della tradizione storica, religiosa e culturale napoletana, nonché tra i promotori della "serenata alla Madonna" che, dagli anni '80, fa rivivere in settembre in maniera meno fastosa - ma non meno sentita - l'antica festa della Madonna di Piedigrotta. D'altra parte, anche il buon Salvatore era devoto alla stessa Madonna, tanto da "invocarla" nella speranza che lo proteggesse nel caso in cui fosse scoppiata la "guerra atomica" fra Usa e Urss. Segno, questo, di una completa immedesimazione nel personaggio, tanto che viene quasi difficile distinguere dove finisca "Salvatore" e dove incominci "Benedetto". Io, nel dubbio, gli auguri li faccio ad entrambi.



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