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ALESSANDRO BLASETTI: "IL REGISTA CON GLI STIVALI"

 "Lassù, a più di mille metri, su una poltrona Frau saldamente avvitata alla piattaforma della gru, con i gambali di cuoio scintillanti, un foulard al collo di seta indiana, un elmo in testa, tre megafoni, quattro microfoni e una ventina di fischietti appesi al collo, c'era un uomo: era lui, era il regista, era Blasetti". Questa immagine, tanto fantasiosa quanto surreale, nel puro stile del suo autore, Federico Fellini, offre in realtà l'esatta descrizione di chi fosse - per sé e per tutti - Alessandro Blasetti: non un regista, ma "il" regista.  L'inventore del cinema moderno, sperimentatore di generi e linguaggi, ma anche primo autore, accanto a Mario Camerini, del cinema di propaganda durante il Ventennio fascista.



La sua vicenda artistica iniziò nella sua città, Roma - dove nacque il 3 luglio 1900. Dopo una laurea in giurisprudenza - conseguita più per rispetto della madre (proveniente da una famiglia di avvocati) che per vocazione - intraprese l'attività giornalistica nei primi anni '20, come critico prima teatrale e poi cinematografico sulla rivista "Impero". Ben presto fu egli stesso a fondare e dirigere riviste cinematografiche come "Lo schermo" e "Cinematografo", dove si batté con tutte le forze per la rinascita del cinema. In quegli anni maturò una certa preparazione teorica nel campo, portandolo a debuttare dietro la macchina da presa nel 1929 con il film "Sole": pellicola che raccontava l'epica bonifica dell'Agro Pontino - ricevendo anche un plauso da Mussolini. Film che tuttavia non ebbe un gran successo ma che costituì la "prima pietra" della sua produzione, comprendente ben trentacinque pellicole.
Blasetti divenne uno degli autori più quotati della cinematografia del periodo fascista, producendo opere come "Terra madre"(1931), "1860" (1934) - considerata tra le migliori - e "Vecchia guardia" (1935) - film celebrativo che non piacque però molto al Regime. Tuttavia successivamente si allontanò da tematiche politico-sociale, volgendosi verso un cinema più disimpegnato.


                       


Tra le prime opere "autonome" - dopo la pellicola considerata spartiacque, "Ettore Fieramosca" (1938) - figurano i film in costume "La corona di ferro"(1941) e "La cena delle beffe" (1942). In quest'ultima, Blasetti mostrò immediatamente il suo spirito di innovatore, in grado di precorrere i tempi. Infatti, tale pellicola viene ricordata soprattutto come la prima dell'era sonora in cui compare una scena di nudo - pochi secondi in cui l'attrice Clara Calamai appare a seno scoperto -, oltre che per la celebre battuta pronunciata da Amedeo Nazzari  ("Chi non beve con me, peste lo colga").
Ma la strada della sperimentazione era ancora lunga. Nel 1942 anticipò le tematiche neorealiste nel piccolo capolavoro "4 passi fra le nuvole", con Gino Cervi e Adriana Benetti, per poi raccontare le tragicomiche peripezie del signor Carloni in "Prima comunione" (1950), con uno straordinario Aldo Fabrizi.






                                 



Seguirono poi i riuscitissimi esperimenti comico-storici con i due film ad episodi, "Altri tempi - Zibaldone n. 1" (1952), "Tempi nostri - Zibaldone n. 2" (1954) - bersagliato dalla censura -, e gli esilaranti  "Peccato che sia una canaglia" (1954) e "La fortuna di essere donna" (1956), nei quali tenne a battesimo la coppia Sophia Loren - Marcello Mastroianni, destinata a condividere più volte la scena nei decenni successivi.
                          



Pur non abbandonando il cinema ("Europa di notte", nel 1958, segnò una nuova esperienza col documentario di costume, offrendo una panoramica delle "sexy notti", tra night e tabarin, nelle maggiori capitali europee), a partire dagli anni '60 Blasetti si dedicò anche alla televisione, realizzando diversi documentari ed la miniserie "Racconti di fantascienza" (1979).
E fu proprio col piccolo schermo che concluse la sua carriera - l'addio al cinema lo aveva dato nel 1969, col film "Simon Bolivar") sei anni prima della sua morte, sopraggiunta il 1° febbraio 1987 all'ospedale San Giacomo, nella Capitale, accudito dalla moglie, l'attrice Elisa Cegani - che comparve in gran parte dei suoi film -, e dalla figlia Marta.

Comunque sia, Alessandro Blasetti, "il regista con gli stivali",  resta soprattutto uno dei più grandi cineasti del Ventesimo secolo. Un vero "padre" della cinematografia moderna di cui, forse, oggi ci si ricorda meno. Proprio per questo, in occasione dei centoventi anni dalla sua nascita, ho deciso di omaggiare l'arte, la maestria e la lungimiranza di questo illustre "creatore" del cinema italiano.

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