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ELSA VAZZOLER: "VOLTO" E SIMPATIA DEL TEATRO ITALIANO

  Abbiamo avuto tanto, in termini artistici e culturali, che viene quasi naturale dimenticarsi di qualcosa. Ma è anche giusto riscoprire, riportare in vita talenti dimenticati. Elsa Vazzoler è senza dubbio uno dei tanti artisti "seppelliti" dalle ceneri del tempo. La sua arte e la sua simpatia, però, hanno lasciato un segno non soltanto nel teatro, in particolare quello goldoniano, ma anche nel cinema e nella televisione, dove approdò negli anni '50.




Nata a Treviso il 10 maggio 1920, Elsa Vazzoler mostrò fin da giovanissima la passione per lo spettacolo. Dopo la maturità frequentò alcuni corsi di danza e recitazione, debuttando in teatro a Venezia, nel 1945, nella compagnia di Memo Benassi. Successivamente passò in quella di Anton Giulio Bragaglia per poi diventare prima attrice nella Compagnia del Teatro Veneto con Cesco Baseggio.



                                                Elsa Vazzoler con Cesco Baseggio ne "I Rusteghi".


Con la sua simpatia, la sua disinvoltura e quella risata contagiosa, Elsa Vazzoler ottenne ben presto l'approvazione di pubblico e critica, divenendo una tra le più grandi interpreti teatrali, in particolar modo nelle opere di Goldoni: indimenticabili, accanto a Baseggio, le sue interpretazioni della Siora Felice ne "I Rusteghi" e Mirandolina ne "La locandiera". Ma diede gran prova di sé anche in opere di Simoni, Ruzzante e Molière, come ne "Il borghese gentiluomo", diretta da Tatiana Pavlova nel 1953.
Inoltre, la Vazzoler prese parte anche a due spettacoli di rivista, "la bisarca"(1950) di Garinei & Giovannini, con Riccardo Billi e Mario Riva, e "Cavalcata di mezzo secolo" (1951) di Nelli e Mangini, con Nino Taranto,  e al teatro musicale con Carlo Dapporto in "Monsieur Cenerentolo" (1959) e "L'onorevole" (1965). Tuttavia, Elsa Vazzoler ebbe anche una discreta popolarità cinematografica, comparendo in oltre trenta pellicole dagli anni '50 fino agli anni '80.



                                        In alto,  Elsa Vazzoler con Ugo Tognazzi ne "Il federale".
                                               
                                               In basso, con Nino Manfredi ne "Il padre di famiglia".




Tra le più celebri si ricordano "La grande guerra"(1959) di Mario Monicelli, "Il federale" (1961) di Luciano Salce e "Il padre di famiglia" (1967) di Nanni Loy, ma sul grande schermo la sua presenza fu sempre marginale, limitata a piccole caratterizzazioni che non misero mai in evidenza il suo talento. Sorte diversa, invece, sul piccolo schermo, dove il suo volto brioso apparve in numerosi sceneggiati come "David Copperfield" (1965) di Anton Giulio Majano. E così, tra cinema, televisione e teatro, Elsa Vazzoler continuò a lavorare quasi senza sosta fino al momento della sua scomparsa, avvenuta l'8 agosto 1989.
Si concludeva così la vita e la carriera di una grande interprete del teatro italiano oggi caduta nell'oblio, come una vecchia scenografia abbandonata dietro le quinte di un palcoscenico.
Ebbene proprio per questo, a cento anni dalla sua nascita, ho deciso di "riportare in scena" l'arte, il talento e la gioia di un "volto" tanto simpatico quanto dimenticato del teatro italiano.

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