BUON LAVORO E...SU CORAGGIO!
"Nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro". A dirlo era Antonio Peluffo, il trasformista truffatore, all'amico commissario Malvasia dopo l'ennesima "custodia" in camera di sicurezza per la milionesima truffa. Una frase, quella del dialogo tra Totò e Ernesto Calindri - tratto dal film "Totòtruffa '62" di Camillo Mastrocinque -, che fa sorridere ma, probabilmente, anche riflettere.
Effettivamente, ancora oggi, dopo quasi sessant'anni da quella pellicola, è più facile trovare una persona ingenua a cui rifilare un "pacco" che qualcuno disposto a scommettere su di te ed offrirti una opportunità di lavoro. Anche perché, va detto, per gli stessi lavoratori la situazione non è semplice.
Proprio in questo periodo - in cui tuttavia sembra aprirsi uno spiraglio di ripresa - sono in molti a trovarsi in difficoltà: piccoli commercianti costretti a tenere abbassate le serrande poiché non offrono beni di prima necessità, industrie in difficoltà per la produzione, giovani in "stand- by" nell'attesa di potersi nuovamente affacciare sul campo del lavoro. E questa mancanza si fa sentire ancora di più oggi, 1° maggio, giornata in cui si celebrano proprio i lavoratori. Una festività importante che celebra il diritto-dovere di tutti noi all'impiego attivo nella società. Una forma non solo di sostentamento ma anche di libertà e di azione nella vita quotidiana. Ma anche una festa di tutti, non solo degli operai, nel cui ambiente di lavoro questa data venne istituita (nella Seconda Internazionale Socialista di Parigi, nel 1889). Basti pensare che in Italia venne "approvata" anche dal Fascismo - anche se la spostò al 21 aprile, il cosiddetto "Natale di Roma" - e, nel Dopoguerra, una volta riportata al 1° maggio, venne anche approvata da papa Pio XII, che la fece coincidere con la Festa di san Giuseppe Lavoratore. D'altronde, il lavoro è qualcosa che ci accomuna tutti, senza distinzione di sesso, colore della pelle o classe sociale. E "deve" essere garantito per ciascuno di noi. Ebbene, mai come quest'anno la Festa del Lavoro porta con sé la speranza di un futuro migliore e di una ripresa che si ritiene necessaria. E non intendo solo a livello sociale, ma soprattutto personale. Perché come diceva un vecchio detto "Il lavoro nobilita l'uomo": lo migliora, lo rende pago di sé ed indipendente.
E sebbene come scrisse Cesare Pavese "lavorare stanca", è l'unica fatica a cui nessuno vorrebbe mai rinunciare. Dunque, nella speranza che la presente condizione che grava su tutti noi possa davvero
migliorare - come d'altra parte sta già accadendo - auguro a tutti un buon 1° maggio, con la certezza che ce la faremo anche questa volta. Non dico che sarà facile, ma certamente non impossibile. Pertanto, come cantava il buon Umberto Tozzi qualche annetto fa: "Primo maggio, su coraggio!".
"Nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro". A dirlo era Antonio Peluffo, il trasformista truffatore, all'amico commissario Malvasia dopo l'ennesima "custodia" in camera di sicurezza per la milionesima truffa. Una frase, quella del dialogo tra Totò e Ernesto Calindri - tratto dal film "Totòtruffa '62" di Camillo Mastrocinque -, che fa sorridere ma, probabilmente, anche riflettere.
Effettivamente, ancora oggi, dopo quasi sessant'anni da quella pellicola, è più facile trovare una persona ingenua a cui rifilare un "pacco" che qualcuno disposto a scommettere su di te ed offrirti una opportunità di lavoro. Anche perché, va detto, per gli stessi lavoratori la situazione non è semplice.
Proprio in questo periodo - in cui tuttavia sembra aprirsi uno spiraglio di ripresa - sono in molti a trovarsi in difficoltà: piccoli commercianti costretti a tenere abbassate le serrande poiché non offrono beni di prima necessità, industrie in difficoltà per la produzione, giovani in "stand- by" nell'attesa di potersi nuovamente affacciare sul campo del lavoro. E questa mancanza si fa sentire ancora di più oggi, 1° maggio, giornata in cui si celebrano proprio i lavoratori. Una festività importante che celebra il diritto-dovere di tutti noi all'impiego attivo nella società. Una forma non solo di sostentamento ma anche di libertà e di azione nella vita quotidiana. Ma anche una festa di tutti, non solo degli operai, nel cui ambiente di lavoro questa data venne istituita (nella Seconda Internazionale Socialista di Parigi, nel 1889). Basti pensare che in Italia venne "approvata" anche dal Fascismo - anche se la spostò al 21 aprile, il cosiddetto "Natale di Roma" - e, nel Dopoguerra, una volta riportata al 1° maggio, venne anche approvata da papa Pio XII, che la fece coincidere con la Festa di san Giuseppe Lavoratore. D'altronde, il lavoro è qualcosa che ci accomuna tutti, senza distinzione di sesso, colore della pelle o classe sociale. E "deve" essere garantito per ciascuno di noi. Ebbene, mai come quest'anno la Festa del Lavoro porta con sé la speranza di un futuro migliore e di una ripresa che si ritiene necessaria. E non intendo solo a livello sociale, ma soprattutto personale. Perché come diceva un vecchio detto "Il lavoro nobilita l'uomo": lo migliora, lo rende pago di sé ed indipendente.
E sebbene come scrisse Cesare Pavese "lavorare stanca", è l'unica fatica a cui nessuno vorrebbe mai rinunciare. Dunque, nella speranza che la presente condizione che grava su tutti noi possa davvero
migliorare - come d'altra parte sta già accadendo - auguro a tutti un buon 1° maggio, con la certezza che ce la faremo anche questa volta. Non dico che sarà facile, ma certamente non impossibile. Pertanto, come cantava il buon Umberto Tozzi qualche annetto fa: "Primo maggio, su coraggio!".

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