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GIUSEPPE RINALDI, UNA "VOCE" PER MILLE VOLTI

Un volto pressoché sconosciuto ma una voce inconfondibile. Sfido chiunque a dire di non aver ascoltato, almeno una volta, il caratteristico timbro vocale di Giuseppe Rinaldi, uno dei "maestri" del doppiaggio italiano che ha dato vita ai personaggi più grandi del cinema mondiale.




Nato a Roma il 14 settembre del 1919, iniziò la sua carriera come attore cinematografico. Il suo esordio risale al 1939, nel film di Mario Camerini, "I grandi magazzini". Giovane e di bell'aspetto, continuerà a recitare sul grande schermo, prendendo parte a una ventina di pellicole tra gli anni '40 e '60. Ben presto, però, affiancò al set la sala di doppiaggio, entrando a far parte della Cooperativa Doppiatori Cinematografici (C.D.C.) e divenendo una delle "voci" più richieste.







Alcuni dei "volti" doppiati da Giuseppe Rinaldi. In alto, da sinistra, Jack Lemmon, Marlon Brando e Paul Newman. In basso, da sinistra, Gregory Peck, Peter Sellers e Clint Eastwood.





Sua la voce italiana di molte star hollywoodiane: da Marlon Brando a Peter Sellers, da Jack Lemmon a Paul Newman. Ma doppiò anche Gregory Peck, Clint Eastwood, James Dean e perfino
Frank Sinatra. Ma prestò la propria voce anche a molti attori italiani che, come era prassi nel cinema del Dopoguerra, spesso venivano doppiati. Tra i più celebri: Renato Salvatori (nella trilogia
di Dino Risi sui "Poveri ma belli"), Antonio Cifariello e Franco Fabrizi.



      Da sinistra, Renato Salvatori, Antonio Cifariello e Franco Fabrizi, attori noti del cinema italiano degli anni '50, spesso doppiati da Rinaldi.


Peppino Rinaldi era in grado di caratterizzare i suoi personaggi in maniera molto personale, specialmente nel doppiaggio di pellicole straniere. Dialoghi e battute venivano da lui adattate
all'edizione italiana del film di turno, rendendoli più idonei all'accoglienza del pubblico. Merito, soprattutto, delle capacità recitative - oltre che vocali - di Peppino che, entrato nella cabina di doppiaggio, si immedesimava completamente nel ruolo, così da riuscire ad ottenere l'intonazione vocale più opportuna.




Due dei personaggi più noti doppiati da Rinaldi. A sinistra, don Vito Corleone (Marlon Brando) ne "Il Padrino" di Francis Ford Coppola. A destra, l'ispettore Jacques Clouseau (Peter Sellers) ne "La Pantera Rosa" di Blake Edwards.


Cosa sarebbe stato "don Vito Corleone" se Peppino non avesse doppiato  Marlon Brando nel celebre "Il Padrino" di Francis Ford Coppola, o  "l' ispettore Jacques Clouseau" se non avesse doppiato Peters Sellers ne "La Pantera Rosa"  di Blake Edwards ?
L'immensa bravura di Rinaldi è provata dalla longeva carriera, premiata nel 1995 con il prestigioso "Leggio d'oro" e conclusasi soltanto due anni dopo, nel 1997. Dieci anni prima di morire, il 15 dicembre del 2007, a seguito di una lunga malattia.


Oggi Giuseppe Rinaldi avrebbe compiuto cento anni. Ho ritenuto opportuno ricordarlo qui non solo come illustre protagonista del doppiaggio italiano - accanto a nomi come Pino Locchi, Carlo Romano e Ferruccio Amendola  - , ma soprattutto per dar modo a tutti di conoscere o ricordare il suo volto.
Un viso celato per anni dietro agli oltre mille a cui, con eccellente bravura, seppe dare forma.

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