Passa ai contenuti principali
CIAO ANTONIO!

Con grande amarezza ho appreso della scomparsa di Antonio Pennarella, attore napoletano. A molti di noi, forse, il nome non dirà nulla. Ma se dico "Nunzio Vintariello", il boss della camorra della soap opera di Raitre, "Un posto al sole", credo che i più capiranno a chi mi riferisco.


Perché è stato proprio quel ruolo a dare ad Antonio la meritata notorietà nazionale. L'apice di una carriera cominciata in teatro, nella sua Napoli, dove è riuscito ad emergere artisticamente, arrivando a ricoprire, piccolo ruoli sì, ma di grande spessore. Col suo volto spigoloso, oscuro, lo sguardo intenso, fascinoso ha interpretato personaggi complessi in molte produzioni cinematografiche, soprattutto di genere drammatico. Negli ultimi dieci anni è stato molto attivo in televisione: ha partecipato a "La squadra", "La nuova squadra", alla terza stagione della fiction "Capri". Ha anche vestito i panni del boss dei casalesi Michele Zagaria in "Sotto Copertura" per Rai 1.
Ma oltre ad essere un bravo attore era anche una persona cordiale, molto amata e ben voluta, come si evince dalle grandi dimostrazioni di affetto comparse sul suo profilo facebook.
Ho avuto l'onore di averlo tra i miei "amici virtuali" ed  anche la possibilità di fargli i miei complimenti, via chat, per la sua bravura artistica, ricevendo in cambio ringraziamenti cortesi e sinceri. Non potevo non ricordarlo qui, con vero dispiacere per la sua prematura scomparsa.
Ciao Antonio!

Commenti

Post popolari in questo blog

  BUON COMPLEANNO, URSULA! L’immagine di lei, che esce dall’acqua in bikini bianco, raccogliendo conchiglie e canticchiando una canzone, mentre Sean Connery, polo azzurra e pantaloni carta da zucchero, la guarda estasiato, è diventata leggenda. Perché Licenza di uccidere , 1962, debutto sul grande schermo di 007, l’agente segreto più famoso del mondo, non sarebbe stato lo stesso senza Ursula Andress. Elvetica, statuaria, seducente e ingenua allo stesso tempo nello sguardo, la Andress è stata anche coraggiosa e piena di iniziativa. Dal Canton Svizzero a Parigi, per studiare arte, fino a Roma, la città che ha sempre amato. Dalle passerelle della moda alle copertine di Playboy . Dagli amori tormentati (anche col “giovane bruciato” James Dean) ai grandi ruoli sul grande schermo. Dall’esordio con Steno in Un americano a Roma , accanto ad Alberto Sordi, a Elio Petri che la affiancò a Marcello Mastroianni n e La decima vittima , fino alle produzioni internazionali tra Elvis Presley, ...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...