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 ORIANA FALLACI: DIGNITA' DI DONNA Quando si parla di Oriana Fallaci non si parla soltanto di una grande giornalista. Si parla soprattutto di una donna: bella e capace, rude e tenace. Proprio come le strade e le campagne della sua Firenze, dove nacque il 29 giugno 1929. La piccola Oriana dimostrò fin da subito la voglia di lottare per ciò in cui credeva. Come durante la guerra, quando col nome di battaglia di "Emilia" faceva da staffetta ai combattenti di Giustizia e Libertà - di cui era membro il padre - andando su e giù lungo l'Arno per portare notizie e munizioni ai partigiani. Fin da allora, Oriana aveva ben chiaro quel che voleva. Fare la scrittrice era il suo sogno. Cominciò così affacciandosi al giornalismo ancora studentessa, scrivendo per il quotidiano fiorentino "Mattino dell'Italia centrale". Successivamente si trasferì a Milano, collaborando con il settimanale "Epoca", ma il suo trampolino di lancio fu la collaborazione ...
ADDIO A FRANCO ZEFFIRELLI: "MAESTRO" DI UN SOGNO  Creatività, passione e dedizione. Forse anche un po' di sana follia, ma soprattutto tanto amore, come quello che emerge forte in tutte le sue produzioni. Con la scomparsa di Franco Zeffirelli - avvenuta stamane a Roma - si chiude per sempre un'epoca, fatta di arte sopraffina, dovizia di particolari e incessante ricerca del bello. L'amore, in tutte le sue declinazioni, la bellezza della natura, erano gli ingredienti principali con cui realizzava le sue opere, che fossero testi, bozzetti, costumi o scenografie. Zeffirelli - nato a Firenze il 12 febbraio del 1923 - esordì infatti come scenografo nel Dopoguerra, partecipando alla messa in scena di "Troilo e Cressida", diretta dal grande Luchino Visconti, col quale collaborò ancora - come aiuto regista - nella realizzazione di due film: "La terra trema" (1948) e "Senso" (1954). Il vero successo, però, arriverà a partire dagli anni...
ADDIO A VALERIA VALERI: REGINA DEL PALCOSCENICO Oggi ci ha lasciati una grandissima artista. Una donna bella, sorridente, capace, che ha ininterrottamente calcato i palcoscenici di tutta Italia, dal Dopoguerra fino a non molti anni fa. Sto parlando di Valeria Valeri, brillante attrice scomparsa stamane all'età di novantasette anni.  A darne la notizia è stata la figlia, l'attrice Chiara Salerno. Nata a Roma l'8 dicembre del 1921, la Valeri esordì in teatro nel 1948, nella Compagnia di Laura Carli, in "Caldo e freddo" di Fernand Crommelynck. Da lì, la sua carriera fu una continua ascesa, dimostrando grandi capacità in campo sia comico che drammatico. Recitò accanto ai più grandi artisti del '900: prima con Gino Cervi e Andreina Pagnani, poi con Ivo Garrani, Giancarlo Sbragia e Enrico Maria Salerno - col quale intrattenne una lunga relazione dalla quale nacque la figlia Chiara.                          ...
ERNESTO CALINDRI:  BORGHESE GENTILUOMO Vent'anni fa, se ne andò via, nel sonno, uno dei più illustri interpreti del teatro italiano: Ernesto Calindri. Il 9 giugno del 1999, all'età di novant'anni, quell'uomo sorridente e dal fare gentile, disse addio alle tavole da palcoscenico che per anni lo avevano visto esibirsi con straordinario successo.  Calindri - nato a Certaldo, in provincia di Firenze, il 5 febbraio del 1909 - era figlio d'arte (entrambi i genitori erano attori). Si esibì per la prima volta dietro ad un sipario a vent'anni, nella compagnia di Luigi Carini. Il suo vero esordio, però, avvenne nel 1937, con una piccola parte ne "Il bugiardo" di Goldoni, messo in scena a Venezia da Renato Simoni.                                                  Ernesto Calindri con Totò in una scena di Totòtruffa'62. Da qui, iniziò la sua br...
IL "SIGNOR" MOSCHIN Alto, possente. Lo sguardo austero e un portamento elegante. Gastone Moschin è stato un grande protagonista del nostro spettacolo. Un uomo dotato di una forte presenza scenica, dimostrata appieno in oltre sessant'anni di carriera tra teatro, cinema e televisione. Nato a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, l'8 giugno del 1929, Moschin si diplomò all'Accademia d'Arte Drammatica di Roma. Cominciò la sua carriera sulle tavole del palcoscenico, prima al Teatro Stabile di Genova, poi al Piccolo di Milano. Il suo debutto nel cinema avvenne nel 1955, con "La rivale" di Anton Giulio Majano. Da lì Moschin prese parte ad oltre settanta film, passando dal comico al drammatico, dalla classica commedia al poliziottesco.                                                  Gastone Moschin con Philippe Noiret in "Amici miei", 1975. T...
UN NUOVO "DOMANI", UNA NUOVA REPUBBLICA   "Il coraggio ce l'ho, è la paura che mi frega", diceva Totò. Ma nel Dopoguerra la paura ci aveva "fregati" fin troppo. Fu così che tirammo fuori un coraggio mai visto prima, pur di lasciarci alle spalle tutto e ricominciare. Il 2 giugno del 1946 tutti gli italiani dimostrarono di non aver più paura e di essere pronti a scrivere il destino del proprio Paese.   Quel referendum istituzionale - che avrebbe deciso la forma di governo dell'Italia - vide un'affluenza straordinaria, dovuta anche alla presenza delle donne, per la prima volta al voto.   Gli elettori, in quell'occasione, scelsero anche i deputati della cosiddetta Assemblea Costituente: i famosi "padri" che - due anni dopo - avrebbero firmato la Costituzione. Le elezioni si svolsero il 2 e il 3 giugno. Soltanto il 10, però, dopo un'attesa fatta di concitazione e speranza, la Corte di Cassazione comunicò la vittoria della Rep...
MASSIMO D'ANTONA: UN UOMO PERBENE CHE CREDEVA NEL DOMANI  Roma, 20 maggio 1999. Massimo D'Antona - docente universitario e consulente del Ministro del Lavoro Antonio Bassolino - veniva freddato con cinque colpi di pistola da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, esponenti delle "Nuove Brigate Rosse". Erano circa le otto e venti del mattino quando D'Antona, appena uscito di casa, stava percorrendo via Salaria a piedi, per recarsi nel suo studio, non molto distante dalla sua abitazione. Superato l'incrocio con via Adda, l'agguato da parte dei brigatisti, sbucati all'improvviso da un furgone parcheggiato lungo il marciapiede. D'Antona venne portato di corsa in ambulanza al Policlinico Umberto I, ma non ci fu nulla da fare. Il professor D'Antona era un tecnico, un "cervello" prestato alla macchina statale per cercare di migliorarne il funzionamento. Quell'uomo schivo, competente, deciso, aveva in mente grandi prospettive pe...
ACHILLE COMPAGNONI: PUNTARE "IN ALTO" E NON ARRENDERSI MAI Esattamente dieci anni fa, il 13 maggio del 2009, ci lasciava uno dei protagonisti di una grande impresa italiana del Dopoguerra: Achille Compagnoni, membro della spedizione italiana che il 31 luglio del 1954 tentò la scalata della seconda vetta più alta del mondo, il K2. Compagnoni, insieme a Lino Lacedelli, fu proprio colui che materialmente raggiunse la vetta. E non mancò mai di sottolinearlo, soprattutto nei confronti del compagno di spedizione Walter Bonatti, in una polemica risoltasi soltanto qualche anno fa.                                                        Achille Compagnoni (a sinistra) con Lino Lacedelli. Probabilmente fu anche per questo che quando se ne andò - nell'ospedale di Aosta, dove era stato ricoverato - non furono in molti a piangerlo. Compagnoni nacque a S...
VIVA LA MAMMA! "Ciao mamma, guarda come mi diverto...", cantava Lorenzo Jovanotti. Credo sia questa la frase che ogni madre vorrebbe sentirsi dire dal proprio figlio. Quale più grande desiderio per una madre se non quello di vedere il proprio figlio felice?      In particolar modo oggi - seconda domenica di maggio -, giorno in cui nel nostro e in molti altri Paesi si celebra la sua festa.     Chi dice che la Festa della Mamma sia una banale trovata commerciale non ha tutti i torti. È il prezzo che ormai, nell'Era del consumismo, ogni festività deve pagare.     Io però, credo sia giusto celebrare una figura così importante e fondamentale come la madre. "Mamma...sei tu la vita...", cantava Beniamino Gigli, in una famosa canzone del Dopoguerra, e come dargli torto. Le nostre madri ci hanno donato la vita, dando tutte se stesse. Ci hanno "custodito" per nove mesi nelle loro pance, ci hanno dato alla luce e poi, come se non bastasse, ci hanno inse...
RENATO CACCIOPPOLI: GENIO E FOLLIA DI UN "MATEMATICO NAPOLETANO" Se è vero che genio e follia sono soliti andare a braccetto, Renato Caccioppoli - docente e matematico napoletano - ne era l'esempio più lampante. Già solo esteticamente - un fisico slanciato, il volto affusolato e gli occhi, vivi ed intelligenti, coperti da un ciuffo perennemente calato sulla fronte - sembrava uscito da un romanzo russo. Una di quelle figure tormentate, partorite dall'estro di Tolstoj o Dostoevskij. Complici, forse, le sue origini slave. Caccioppoli - nato a Napoli, il 20 gennaio del 1904 - era infatti nipote del noto anarchico e rivoluzionario russo Michail Bakunin - colui che avrebbe voluto dar vita alla Rivoluzione mondiale con l'aiuto dei contadini meridionali. Effettivamente, un briciolo d'anarchia c'era nel professor Caccioppoli. La sua libertà, la sua avversione alle regole, il suo distacco da qualsivoglia tipo di potere o costrizione, è storia nota. Non n...
AUDREY HEPBURN: IL DONO DI UN NOBILE SORRISO  Un portamento e un'eleganza inarrivabili, un fascino irresistibile. Se si pensa ad Audrey Hepburn non si può non provare un po' di nostalgia. Nostalgia per quel cinema di un tempo: quello in bianco e nero, quello strappalacrime e pieno di sentimento. Con quello sguardo dolce e l'aria sognante, la Hepburn ha dominato il grande schermo tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso, raccogliendo successo e popolarità mondiali ad ogni pellicola. Se un brutto male non se la fosse portata via venticinque anni fa, oggi il simbolo di un'eleganza senza tempo avrebbe compiuto novant'anni. Audrey Hepburn infatti nacque il 4 maggio del 1929 a Bruxelles, figlia di Joseph Anthony Hepburn-Ruston, un banchiere simpatizzante nazista, e la sua seconda moglie, la baronessa Ella Van Heemstra. Cresciuta ad Arnhem, in Olanda, cominciò a praticare danza fin da bambina, per poi avvicinarsi al teatro e al cinema dopo essersi tras...
IL "GRANDE TORINO": UN SOGNO DISSOLTOSI NEI CIELI DI SUPERGA  4 maggio 1949. Erano da poco passate le diciassette quando Torino, assopita in una spessa nebbia, fu scossa da un boato improvviso. Sulla collina di Superga - che domina la città offrendo un panorama mozzafiato - un velivolo si schiantò brutalmente contro il terrapieno alle spalle della Basilica. A bordo di quell'aereo c'era l'orgoglio dello sport, torinese ed italiano: il "Grande Torino", la squadra che da tempo dominava le classifiche calcistiche con le sue vittorie.                                                                                      Il "Grande Torino". Era il "Toro" di Valentino Mazzola - l'indimenticabile capitano -, dei fratelli Ballarin, di Mario Rigamonti e di Valerio Baciga...