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 AUGURONI, MAURIZIO!


 Gli occhiali tondi, a specchio, una nuvola di capelli bianchi raccolti in un codino, una chitarra in grembo, un microfono davanti alla bocca e pochi, indimenticabili versi: "seduto in quel caffè, io non pensavo a te". Ma di "29 settembre", per il caro Maurizio Vandelli ne sono trascorsi molti, se si contano anche quelli precedenti al successo di quel brano che Battisti, nel 1967, propose a lui e ai suoi Equipe 84, consegnandoli per sempre alla storia musicale italiana.



 "Tutta mia la città", "Bang Bang", "Un angelo blu", "Io ho in mente te" sono solo alcuni dei successi più celebri che Maurizio Vandelli ha fatto propri, in un tempo in cui il mondo correva a "45 giri" e i complessi (le band, allora, si chiamavano così) si contendevano il palco del Festival di Sanremo o del Cantagiro, proprio come Vandelli col suo rivale di sempre, il britannico Shel Shapiro e i suoi Rokes. Un tempo lontano, ma ancora fortemente evocativo in suggestioni e note. Un'epoca spensierata, talmente "giovane" e "leggera" da rendere i suoi protagonisti immuni dal peso degli anni e dallo scorrere delle stagioni (che, ahinoi, corrono ormai a un numero di giri decisamente superiore!). Così che quel ragazzo beat, che compie oggi ottant'anni, risulti ancora "fresco" come le sue canzoni: emozionanti sempre, come al primo ascolto. Auguroni, Maurizio!

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