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 JOHN KITZMILLER: ATTORE PER CASO, FAMOSO PER MERITO


Fu tra gli Americani che nel 1943 sbarcarono in Italia per liberarla dal nazifascismo, ma la sua "America" la trovò proprio qui. John Kitzmiller si ritrovò da un giorno all'altro sul grande schermo a impersonare ciò che era stato: un soldato. Nato nel Michigan centodieci anni fa - il 4 dicembre 1913 -, afroamericano, alto e prestante, John Kitzmiller si era laureato in ingegneria chimica e  aveva partecipato alla Seconda guerra mondiale come capitano dell'US Army, l'esercito statunitense. 



Arrivato in Italia tra gli Alleati liberatori, decise di stabilirsi qui, collaborando come ingegnere alla Ricostruzione post-bellica. Ma il suo destino era il cinema. Carlo Ponti, grande produttore del Dopoguerra, vide in lui la persona adatta per interpretare Joe, un soldato afroamericano fuggito da un campo di prigionia tedesco in "Vivere in pace" di Luigi Zampa. 


In alto, John Kitzmiller in "Vivere in pace" (1947) di Luigi Zampa.
In basso, con Carla Del Poggio in "Senza pietà" (1948) di Alberto Lattuada.



Era il 1947 e da quel momento John Kitzmiller divenne un attore, dimostrando a tutti disinvoltura e talento recitativi. "Senza pietà" di Lattuada, "Tombolo, paradiso nero" di Ferroni, "La valle della pace" di France Štiglic, sono alcuni dei titoli interpretati da John Kitzmiller nella sua breve carriera cinematografica che lo ha visto partecipare a pellicole di un certo prestigio, e non solo nei panni del soldato americano. 


In alto, da sinistra, John Kitzmiller, Amedeo Girard, Totò e Nino Taranto in "Totòtruffa '62" (1961) di Camillo Mastrocinque. In basso, Kitzmiller con Sean Connery in "Agente 007 - Licenza di uccidere" (1962) di Terence Young.


Come dimenticare il "vero" ambasciatore del Catonga che il trasformista Totò cerca di imitare "parlando co naso" in "Tototruffa '62" di Mastrocinque. Oppure Quarrel, il pescatore che aiuta Sean Connery alla ricerca del "Dr. No" sulle rive della Jamaica in "Agente 007 - Licenza di uccidere" di Terence Young. Ruoli differenti, passando dal serio al faceto, dalla spy story internazionale alla commedia farsesca italiana, ma disegnati con una naturalezza difficilmente riscontrabile in un prestante ingegnere di colore ritrovatosi su un set all'improvviso ma deciso a rimanervi. E ce l'avrebbe fatta sicuramente, se la cirrosi epatica non se lo fosse portato via troppo presto - il 23 febbraio 1965, ad appena cinquantuno anni. Eppure il suo segno l'ha lasciato: come uomo e come attore. Un nero d'America, attore per caso, famoso per merito.

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