Passa ai contenuti principali

 SCHULZ, UN SOGNO A FUMETTI


Un mondo fantastico fatto di battute sarcastiche e perle di saggezza. Un mondo fatto di piccoli personaggi animati in grado di far riflettere sul bene e sul male con il sorriso. Un mondo creato ex nihilo da un adulto rimasto nel profondo bambino. Perché Charles M. Schulz e il suo "pupillo" Charlie Brown non erano poi così diversi. Impacciati, timidi e introversi ma decisi a credere nei propri sogni a qualunque costo, anche quando essi sembrano irrealizzabili. 




Un secolo fa, in Minnesota, il "papà" dei Peanuts (Charlie Brown, Snoopy, Lucy, Woodstock, Linus e company) iniziava quel percorso di vita che lo avrebbe portato, nel 1950, a disegnare le celebri strisce a fumetti che per ben mezzo secolo (fino alla sua scomparsa, nel febbraio 2000) vennero pubblicate senza sosta su riviste e quotidiani di tutto il mondo. Ancora oggi, Charlie Brown, "il bambino dalla testa rotonda", il suo fedele amico a quattro zampe Snoopy, l'amico fraterno Linus e la burbera Lucy continuano a darci consigli, suggerimenti preziosi, a strapparci sorrisi in rete e sui social, dove le storie di Schulz continuano a circolare. Simbolo di un sogno che non è mai svanito e della passione sconfinata di un uomo che non ha mai rinunciato ai suoi desideri. Qui di seguito vi ripropongo l'articolo da me redatto nel ventennale della sua scomparsa, in cui ho raccontato di lui, dei suoi splendidi compagni di giochi e di come un sogno, se ci credi davvero, alla fine si realizza sempre.

L'articolo è fruibile al seguente link:

https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2020/02/charles-schulz-un-bambino-dalla-testa.html

Commenti

Post popolari in questo blog

LILIANA RIMINI, LA MERAVIGLIA DI UN SOGNO « Non sembra ma ho tanti, tanti anni e tante esperienze […] di coraggio e di forza ». Non sembra, per davvero, osservandola nella sua figura minuta, nel suo sguardo limpido, da anziana rimasta bambina nell’animo, con la capacità di “filosofare”, come avrebbe detto Aristotele, ovvero di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Liliana Rimini, classe 1929, milanese doc, esuberante ed elegante in un tailleur bianco e nero sembrava una ragazzina nel paese dei balocchi martedì mattina, quando all’Ospedale Antonio Cardarell i di Napoli, frutto dell’estro, della passione e dell’impegno del suo papà, l’architetto Alessandro Rimini, ha visto prendere forma quel sogno custodito per anni in un cassetto e ormai quasi assuefattosi alla polvere del tempo e del rimpianto mai svanito.  Liliana Rimini. Il suo papà, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, soprintendente ai monumenti di Trieste e Venezia Giulia, uno degli architetti più br...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...