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 TRENT’ANNI DI ROCCA: PROIETTI, MARESCIALLO DITALIA 

Sono passati trent’anni dalla prima puntata - era il 16 gennaio 1996 -, ma non sente affatto il peso del tempo. Ogni qual volta viene mandato in onda riscuote sempre un grande successo. Un po’ perché, di grande qualità - dalla sceneggiatura fino all’interpretazione dei vari attori, dal primo all’ultimo. Un po’ perché, nessuno può negarlo, il protagonista è un uomo, prima ancora che un attore, che il pubblico non si stanca mai di vedere in video. Il maresciallo Rocca nacque in quel periodo di mezzo della Rai, tra gli sceneggiati del passato e le fiction del futuro, e ancora oggi rappresenta, in termini di ascolti - tra prime visioni e repliche -, un vero e proprio record nella storia televisiva italiana. A interpretare il protagonista, il maresciallo dei carabinieri di Viterbo Giovanni Rocca, è ovviamente Gigi Proietti, che dopo anni spesi tra tanto teatro, poco cinema e diverse trasmissioni e serie televisive, trovò nella divisa della Benemerita i panni giusti per entrare nella leggenda

Non che ne avesse bisogno, un genio (incompreso forse solo dal cinema) come Proietti. Ma il personaggio inventato da Laura Toscano e Franco Marotta gli ha permesso, forse più di altre interpretazioni, di rivelare se stesso a trecentosessanta gradi. Perché il maresciallo Rocca è  Gigi Proietti. Dietro l’uomo in divisa che si barcamena tra assassini, rapinatori, serial killer, problemi familiari (vedovo con tre figli), amori appassionati finiti tragicamente (con la farmacista Sandrelli, fatta saltare in aria con una bomba nella terza stagione) e nuovi amori sbocciati quasi per gioco tra esilaranti avventure (con la maestrina Pivetti, nella quarta stagione), si nascondono la simpatia, l’umanità, l’espressività e la goliardia del “maestro” Gigi. Nelle gag con il suo braccio destro, il brillante brigadiere Cacciapuoti (l’indimenticato Sergio Fiorentini), nei battibecchi col sostituto procuratore Mannino (Mattia Sbragia) e l’informatore truffaldino Morissi (Luigi Montini), nelle diatribe con la figlia Daniela (Francesca Rinaldi) e il fidanzato poliziotto Marco (Maurizio Aiello) o nelle pittoresche liti con le sue donne, Margherita (Stefania Sandrelli) prima e Francesca (Veronica Pivetti) poi, Gigi Proietti mette tutto se stesso. Tanto è vero che nei romanzi originali di Laura Toscano, da cui sono tratte tutte e cinque le serie (andate in onda dal 1996 al 2005) più l’ultima miniserie in due puntate (Il maresciallo Rocca e l’amico d’infanzia, 2008), il personaggio era un po’ diverso da come sarebbe poi apparso in video. Perché sotto il cinturone con spallaccio rosso e nero e gli alamari batteva il cuore di un attore profondamente votato all’immedesimazione totale col personaggio, certo, ma anche alla proiezione di se stesso nella trama, in espressioni, voce e gesti. Non è un caso che Gigi Proietti - animale da palcoscenico prestato alla televisione - sia diventato col tempo l’ombra del maresciallo Rocca, trovando nel carabiniere viterbese l’incarnazione ideale. Lo dimostra il fatto che dopo tanti anni sia ancora identificato dai più con quel personaggio. Un uomo onesto, ligio al dovere e alle regole, ma anche profondamente umano, con le sue fragilità e le sue debolezze. E se per rappresentare al meglio, la semplicità dell’essenza umana, come quella di un carabiniere di provincia, ci vogliono il talento, la profondità e l’animo di un grande interprete come Gigi Proietti, ecco spiegato il perché non è affatto riduttivo, né tanto meno irrispettoso, ricordarlo quale inimitabile “maresciallo d’Italia”. D’altra parte, se siamo qui a festeggiare Il maresciallo Rocca come una delle migliori serie della Tv di Stato, il merito è soprattutto il suo.

A.M.M.



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